L’ipotesi sta prendendo quota e sarebbe già sul punto della formalizzazione. Allo studio dell’esecutivo c’è la possibilità di una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali. La seconda dopo quella delle settimane scorse da cui sono attesi complessivamente 7,2 miliardi di euro. In questo modo si potrebbe concedere una seconda possibilità a circa 400mila contribuenti tagliati fuori dalla prima edizione della rottamazione per errori formali o rate non pagate. Ma a chi potrebbe interessare la riaperture dei termini? Solo a chi ha commesso un errore formale? I contorni della misura della nuova rottamazione delle cartelle diventeranno più chiari nei prossimi giorni, ma non saranno dissimili da quelli della prima edizione.

Anche i contribuenti che hanno già in parte pagato la cartella fiscale, magari attraverso il meccanismo della rateizzazione, potrebbero aderire alla definizione agevolata. Oltre alla somma da pagare sono dovuti dal debitore gli interessi da ritardata iscrizione al ruolo, le somme maturate a titolo di aggio da calcolare solo sul capitale e sugli interessi, le spese per le procedure esecutive e le spese di notifica della cartella. E poi, il bollo auto dovrebbe continuare a rientrare nella rottamazione di Equitalia 2018 e, come per tutti gli altri debiti col fisco, anche interessi di mora, sanzioni e arretrati sulla tassa saranno scontati per il contribuente ritardatario e pagabili in cinque rate.

Altri provvedimenti allo studio tra fattura elettronica e superammortamento

Nel pacchetto fiscale della prossima manovra stimato tra i 4-5 miliardi dovrebbe entrare anche l’estensione della fatturazione elettronica. Un tema su cui il Tesoro ha avviato il confronto con Bruxelles per ottenere la deroga al divieto di obbligatorietà dell’e-fattura. L’idea è rendere obbligatoria la fatturazione elettronica anche ai rapporti commerciali fra privati. Restano complessità nella messa a punto del piano sui tagli. Si lavora anche per ridefinire all’interno dei dicasteri la stretta da un miliardo sui ministeri. Mentre la fase 3 della spending review dovrebbe portare un miliardo facendo leva anche sugli acquisti centralizzati della pubblica amministrazione. Sempre meno probabile, invece, la revisione delle tax expenditures.

Allo studio il dimezzamento dei contributi per i primi 3 anni di contratto stabile per un giovane. L’asticella dell’età oscilla tra 29 e 32 anni. La misura ha un costo iniziale inferiore a  un miliardo; per salire a circa due, a regime. L’esonero avrebbe un tetto annuo intorno ai quattromila euro, e varrebbe anche in caso di trasformazione di contratto a termine o apprendistato. Prevista pure una norma anti-licenziamento. Si va verso un allungamento del termine per poter effettuare gli ordini d’acquisto dei beni agevolabili fino al 31 dicembre 2018. Più tempo, dunque, per gli ammortamenti sia nella versione super (deduzione al 140%) per i beni strumentali che in quella iper (deduzione al 250%) per i beni digitali di Industria 4.0.

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