Si fa presto a parlare di buoni pasto perché poi a cosa servono se non possono essere utilizzati? Succede infatti che in un sempre maggior numero di regioni è di fatto impossibile impiegarli perché gli esercenti non li accettano. Inevitabili allora che anche la Cisl Poste alzi la voce grossa e consideri i buoni pasto nient’altro che carta straccia. E la ragione è molto semplice: l’impossibilità da parte dei lavoratori di Poste italiane di utilizzarli, in barba a quanto previsto nel contratto. Nel mirino ci sono quello della società Qui Group, peraltro molto diffusi tra i lavoratori della pubblica amministrazione, perché non sarebbero accettati dalla maggior parte degli esercizi commerciali. Inevitabile allora che i sindacalisti prendessero carta e penna (digitali) e scrivessero a Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana, lamentando la situazione.

Qui Group e i mancati rimborsi

La società Qui Group avrebbe infatti sospeso i rimborsi dei buoni pasto con la conseguenza che per i commercianti diventa impossibile ovvero antieconomico e rischioso continuare ad accettarli mentre per i possessori del ticket diventa impossibile farne uso. Non solo coinvolti solo i supermercati e la grande distribuzione organizzata in generale, ma anche bar e piccoli negozi. E sulla vicenda sono già sul piede di guerra le varie associazioni dei commercianti, ma anche le organizzazioni sindacali a tutela dei lavoratori. A loro dire, è scandaloso e offensivo che nonostante “le migliaia di comunicazioni” inviata alle direzioni del personale da parte dei lavoratori, “il silenzio sia ancora tombale”.

Secondo i sindacalisti, Poste Italiane è a conoscenza del problema, ma “continua a fare orecchie da mercante” e la quasi totalità degli esercizi convenzionati non accettano da tempo più i ticket forniti dall’azienda. Il punto è che non mancano i precedenti: anche in passato la società aveva interrotto i pagamenti e di conseguenza la situazione viene adesso monitorata molto da vicino.

Buoni pasto: le nuove norme

In base alle nuove regole in vigore, i buoni pasto, qualunque sia la società di emissione ovvero indipendentemente dalla vicenda della società Qui Group, non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro e non possono essere adoperati al di fuori dell’orario di lavoro ovvero per fare la spesa al supermercato o pagare il pranzo al ristorante nei fine settimana. I buoni elettronici sono tracciabili per cui eventuali usi impropri verrebbero rilevati e sanzionati. I ticket sono destinati dall’azienda ai lavoratori subordinati, a tempo pieno o parziale, anche se l’orario di lavoro non prevede una pausa pranzo.

Articolo precedenteMedicina del futuro, tra cui QR commestibile e oltre
Prossimo articoloGTA 5: Premium Edition per PlayStation 4 e Xbox One aspettando GTA 6

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome