Gli statali non hanno paura del digitale. L’indagine condotta dal Forum Pa non sembra lasciare dubbi: sette dipendenti pubblici su dieci, il 71,7%, sono pronti a dire addio alla carta. Lo zoccolo duro della pubblica amministrazione è più aperto alle trasformazioni di quanto si possa pensare. Lo dimostra anche la percentuale di quelli che non avrebbero problemi a farsi valutare dai cittadini: sono il 63,7%. Stando all’ultimo aggiornamento dell’Agid (l’Agenzia per la trasformazione digitale), il processo verso una burocrazia 2.0 è ormai a buon punto in diversi campi, mentre in altri è ancora work in progress. Ecco che la mole delle fatture elettroniche gestite dalle amministrazioni pubbliche ha superato la soglia dei 113 milioni, d’altra parte in questo caso vige l’obbligo.

E, ancora, sono più di 17.000 gli enti che hanno aderito a PagoPa, il sistema dei pagamenti elettronici. Invece la diffusione di Spid, il cosiddetto Pin unico, non è ancora totale, anche se in crescita visto che se ne contano 3 milioni e 340.000. La Capitale punta a far diventare il cittadino coprotagonista dei cambiamenti in atto, ha spiegato la sindaca di Roma, Virginia Raggi, intervenendo alla presentazione della ricerca del Forum Pa. Per esempio i certificati online, ha sottolineato Raggi, sono stati resi gratuiti, una sorta di spinta gentile verso la digitalizzazione. Questo, quindi, lo stato dell’arte in cui si inserisce l’indagine, intitolata Il Pendolo della riforma. Spesso poi la digitalizzazione si accompagna alla trasparenza.

Sul punto il 68,3% del campione, 2.751 intervistati, si dichiara favorevole a una pubblica amministrazione completamente accessibile. Se qualche riserva c’è viene, anche qui a sorpresa, dai giovani. Infatti il 43,9% degli under 35 evidenzia anche i rischi di diffondere informazioni che potrebbero ledere l’indipendenza di giudizio dell’amministrazione.

Lo Stato assume 25.000 esperti di digitale

La pubblica amministrazione cerca esperti in nuove tecnologie e dirigenti: a dirlo è statao il sottosegretario Mattia Fantinati che ha fornito le prime stime: “Credo che servano almeno 25.0000 nuove risorse provenienti da un percorso di studi espressamente tecnico-informatico”. Ha poi aggiunto che si sta cercando una soluzione per rimediare ai ritardi nell’individuazione del responsabile per la transizione al digitale, una figura chiave, che però a oggi risulta assente in tre amministrazioni su quattro. Con lo sblocco del turnover, slittato al 15 novembre 2019, dovrebbero entrare nello Stato 150.000 nuove leve l’anno, di queste un sesto dovrebbe tradursi in assunzioni 2.0.

Intanto il Ministero sta tentando di aiutare i singoli enti a nominare il cosiddetto capo hi-tech, la figura dirigenziale che deve occuparsi della loro digitalizzazione e di cui solo il 26% delle amministrazioni si è dotato.

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