Si tratta della nuova frontiera dell’intelligenza artificiale, applicata questa volta alle possibilità di comporre musica. Beethoven, Brahms e Mozart e in futuro, chissà, anche di grandi musicisti contemporanei da poco scomparsi come Prince e David Bowie, potranno essere terminati per la gioia degli appassionati di musica. A realizzarle non un’orchestra, una band o un musicista in uno studio di registrazione ma un software di intelligenza artificiale che impara note e prevede cosa avrebbe creato un artista. Si chiama MusicNet, è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Washington di Seattle e sta facendo il giro del mondo.

Al momento MusicNet è stato tarato sulla musica classica: il software ha ascoltato 330 composizioni e ha memorizzato ogni nota, i tempi, gli strumenti suonati e la posizione della note nella struttura metrica di una composizione. Il tutto certificato da musicisti professionisti con un margine di errore del 4 per cento. Non è la prima volta che l’intelligenza artificiale viene applicata alla musica: di recente è stata utilizzata per comporre una canzone di Natale e qualche mese fa Google ha presentato una melodia al piano di 90 secondi generata da un algoritmo. Ma le applicazioni dell’intelligenza artificiale in campo creativo si evolvono sempre di più.

E infatti la particolarità di MusicNet è che, non solo comprende la struttura di base delle composizioni, ma può appunto prevedere le note di una registrazione e completarla. Insomma, alla meccanicità della trascrizione si aggiunge il guizzo creativo della composizione. Secondo i ricercatori, il software può anche capire i gusti dell’ascoltatore e suggerire composizioni affini – come del resto fanno gli algoritmi di piattaforme di streaming come Spotify – ed essere d’aiuto a musicisti che già usano mezzi digitali. Una volta acquisite le architetture costanti dello stile di un compositore, potrebbe infatti suggerire all’utente brani analoghi.

«Siamo interessati a capire ciò che rende la musica attraente, come comprendere meglio una composizione o l’essenza di ciò che rende ad esempio il suono di Bach unico e riconoscibile», spiega Sham Kakade, professore all’Università di Washington, al giornale dell’ateneo Uw Today. «MusicNet può anche essere d’aiuto nel tradurre la performance dal vivo in una partitura». E ancora: «A un livello alto, siamo interessati a ciò che rende attraente la musica all’ascolto, come comprendere meglio la composizione, o l’essenza che fa suonare Bach proprio come Bach».

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