Apple prova a rilanciare le vendite di iPhone in Cina – il più grande mercato mondiale degli smartphone, ora in frenata – con una mossa insolita per la compagnia: un taglio dei prezzi. La multinazionale della mela morsicata ha ridotto di un centinaio di dollari la cifra alla quale fornisce il nuovo iPhone XR ai rivenditori esterni cinesi, così che possano praticare sconti agli utenti finali. L’obiettivo è approfittare del capodanno cinese che cade in febbraio e porta con sé un incremento dello shopping. Stando a quanto riferito da Yahoo Finance, alcuni siti di e-commercio elettronico e catene di elettronica locali hanno iniziato a offrire l’iPhone XR a prezzi inferiori da 50 a 150 dollari rispetto a quelli praticati in Cina dalla stessa Apple, sul suo sito e nei negozi.

Gli sconti arrivano dopo che la compagnia di Cupertino, il 2 gennaio scorso, ha rivisto al ribasso le stime sui ricavi trimestrali proprio a causa di un rallentamento delle vendite di iPhone in Cina. L’allarme nei giorni seguenti ha fatto affondare i titoli Apple, mandando in fumo miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. In settimana il quotidiano economico Nikkei ha riferito che Apple avrebbe ridotto del 10% la produzione di iPhone prevista nel trimestre in corso: il secondo taglio produttivo nel giro di due mesi. Il colosso californiano paga la battuta d’arresto del mercato degli smartphone, ma anche l’acuirsi della concorrenza asiatica.

Nel mese di giugno l’azienda guidata da Tim Cook è scivolata dal secondo al terzo posto delle vendite globali, scalzata dalla cinese Huawei, che ora punta a superare Samsung per conquistare la vetta. La Mela non sembra però propensa a cambiare ricetta: stando al Wall Street Journal, nel 2019 lancerà tre modelli di iPhone compreso uno con schermo Lcd, proprio come nel 2018.

Non solo Apple perché anche Samsung, tra i maggiori produttori mondiali nel settore dell’elettronica di consumo e degli elettrodomestici, ha annunciato il suo primo calo dell’utile da due anni a questa parte. Una mossa tesa a preparare gli investitori e i mercati a una netta riduzione nei risultati finanziari. All’origine del problema la pressione competitiva esercitata dai produttori cinesi di smartphone (Huawei, Vivo, Oppo e Xiaomi su tutti), oltre che il calo nei prezzi dei chip di memoria. A conti fatti, Samsung, primo produttore al mondo di smartphone, è passato dal 21,2 al 20,1%. Mentre Apple, cresciuta dall’11,9% al 13%, è stata comunque scavalcata da Huawei, migliorata dal 9,9 al 14%, e assiste all’avanzata di Xiaomi (9,2%) e Oppo (8,7%).

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