Grandi manovre in vista della produzione dell’iPhone 8, prossimo smartphone di punta della società di Cupertino, così come della nuova generazione di iPad, attesa entro la fine dell’anno. Foxconn, il colosso di Taiwan che produce prodotti per Apple, è pronta a pagare 27 miliardi di dollari per acquistare la divisione chip per computer di Toshiba. Lo riporta il Wall Street Journal, precisando che il governo nipponico preferirebbe però che fosse una società giapponese o una joint venture nippo-americana a rilevare queste attività ritenute strategiche. Uno scenario di questo tipo impatterebbe sulle strategie commerciali di Apple che, almeno in teoria, potrebbe abbassare il livello medio dei prezzo di iPhone 8 o comunque dei suoi prossimi device.

Aria di crisi e il futuro è a rischio

Al di là delle aspettative su iPhone 8 e nuovi iPad, dopo due tentativi falliti Toshiba annuncia la pubblicazione dei conti societari, malgrado la mancata approvazione dei revisori della PricewaterhouseCoopers, e rivela che la perdita per l’intero anno fiscale potrebbe superare i 1.000 miliardi di yen, l’equivalente di 8,6 miliardi di euro. Per il conglomerato nipponico fondato nel 1875 è a rischio la stessa continuità aziendale: i conti da aprile al dicembre dello scorso anno evidenziano un rosso di circa 4,5 miliardi di euro, generato in gran misura dalle svalutazioni delle divisione statunitense Westinghouse, sfociate nella procedura del Chapter 11, il concordato preventivo richiesto a metà marzo.

La PricewaterhouseCoopers ha reso noto chenonera in grado di stabilire una valutazione finale sull’operazione di acquisizione delle sussidiarie CB&I Stone & Webster da parte della Westinghouse negli Stati Uniti. Dopo avere investito nelle attività nel 2006, cinque anni prima della catastrofe di Fukushima, le prospettive legate alla costruzione di nuove centrali nucleari negli Stati Uniti si sono arenate. Il presidente Satoshi Tsunakawa ha detto che la compagnia abbandonerà ogni progetto di espansione delle attività nucleari. L’azienda a corto di liquidità adesso non ha altra scelta che vendere le divisioni più redditizie, come la produzione di memorie di massa, su cui si è concentrato l’interesse di 10 gruppi stranieri, generando una valutazione di oltre 2.000 miliardi di yen.

Una decisione non verrà presa prima di luglio, ma il governo di Tokyo ha già lasciato intendere che non consentirà la cessione di attività che considera strategiche per la sicurezza nazionale a società cinesi o coreane. Gli stessi chip Toshiba sono utilizzati negli uffici governativi e nei database di compagnie nipponiche. Più agevole sarà il piano di vendita della divisione che produce apparecchi televisivi, con un fatturato in calo del 42% nonostante la società sia quella che nel 1960 ha introdotto il primo televisore a colori in Giappone.

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