Per i consumatori si tratta di programmare un nuovo acquisto di televisore entro cinque anni, magari uno di quelli di ultimissima generazione. Quelli in grado di supportare HD e Ultra HD o di consentire il fermo immagine e il successivo restart. L’alternativa è attrezzarsi con un nuovo decoder da poco più di 30 euro. Il tutto approfittando di contributi e incentivi statali che, diciamolo pure, potrebbero non bastare. Ammonta infatti a 100 milioni di euro in quattro anni come contributo alle famiglie per l’adeguamento delle TV in vista dello switch off del digitale terrestre di seconda generazione attualmente in uso, previsto per il primo luglio 2022 e dovuto al trasferimento delle frequenze per il servizio di telefonia mobile 5G.

Il processo sarà graduale per aree geografiche. L’obiettivo è chiaro: sostituire il 90% dei televisori da qui a cinque anni. Lo prevede il disegno di legge di bilancio che stabilisce, dal 2019 al 2022, un contributo di 100 milioni di euro per le famiglie che dovranno cambiare il televisore o adeguarlo con decoder e che rientrano nella categoria di utenti già esonerati dal pagamento del canone. L’agevolazione dovrebbe valere soltanto per un televisore a famiglia. Per questa fascia di reddito si prevede un contributo fino a 50 euro. Difficile però stabilire ora sin da subito quante siano le famiglie realmente interessate considerando che sono già in commercio televisori compatibili con il nuovo standard.

Si tratta comunque di un passaggio obbligato imposto dall’Europa, considerando che nel 2018 partono le aste per assegnare ai grandi player delle telecomunicazioni le frequenze per il 5G, la connessione superveloce.  Conti alla mano, la base d’asta in Italia è di 2,5 miliardi di euro, di cui almeno 1,75 miliardi di euro andranno nelle casse dello Stato.

Switch off al DVB-T2: i tempi

È dunque nella legge di Bilancio lo switch off al DVB-T2, il nuovo sistema per le trasmissioni digitali terrestri e c’è anche una data, quella del 30 giugno 2022, per la transizione alla nuova modalità che dovrebbe rendere obsoleti quasi tutti gli apparecchi televisivi. Nell’articolo 89 della norma che prevede la transizione alla tecnologia 5G e quindi la cessione della banda 700 agli operatori di telefonia è infatti previsto che l’Agcom approvi entro il maggio del prossimo anno un nuovo piano di assegnazione delle frequenze che avverrà zona per zona, gradatamente.

I diritti d’uso delle frequenze attribuiti agli operatori sono convertiti, secondo la norma, «in diritti d’uso di capacità trasmissiva in multiplex nazionali di nuova realizzazione in tecnologia DVBT2», il digitale terrestre di seconda generazione, una tecnologia considerata salvaspazio. Il piano prevede anche la riforma completa della numerazione unica, il cosiddetto LCN che è tuttora oggetto di contenzioso, che indica la posizione nel telecomando delle varie reti. E c’è chi parla di circa 40 milioni di televisori destinati a finire sotto la dicitura di obsoleti, quindi da cambiare.

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