L’Unione europea è pronta a colpire i colossi di Internet, da sempre difficili da inquadrare dal punto di vista fiscale e quindi nelle condizioni di pagare meno del dovuto. Nel mirino ci sono i vari Google, Amazon, Facebook, Apple. In un documento che l’Ecofin discuterà nella riunione informale del 15 e del 16 settembre 2017 a Tallin, c’è infatti l’inserimento della famosa web tax. L’attuale principio della residenza fiscale delle aziende sarà dunque adattato all’economia digitale. In sostanza un’azienda con una presenza digitale significativa nei Paesi dove opera dovrà ottenere una residenza virtuale che la costringerà a sottostare a una giusta tassazione.

Verrà modificato il concetto di permanent establishment in modo che le multinazionali digitali come Google o Amazon possano essere tassate dove creano valore, evitando elusioni. La proposta è sostenuta da Italia, Francia, Germania e Spagna, che in questo senso hanno già firmato, attraverso i rispettivi ministri dell’Economia, un documento congiunto che di fatto anticipa la discussione di Tallin. La dichiarazione è stata inviata al ministro delle Finanze dell’Estonia, Stato che ricopre la presidenza di turno dell’Unione europea, e per conoscenza al commissario europeo Pierre Moscovici. Il ministro Pier Carlo Padoan ha poi scritto su Twitter: “Per una tassazione adeguata dell’economia digitale ed equità fiscale è importante avanzare iniziative condivise nella Ue”.

Web tax: le tre possibilità

Tre le ipotesi in pista. La prima è quella di una tassa piatta parametrata in base al volume d’affari realizzato dalle multinazionali del web nei vari Paesi europei. Su una ipotesi di questo tipo stanno lavorando i tecnici del governo, in una prospettiva seguita anche da Germania, Francia e Spagna. I ministri dell’Economia dei quattro Paesi hanno firmato la lettera in cui chiedono alle istituzioni europee di accelerare le decisioni sul tema. Si cerca un accordo politico all’Ecofin di venerdì a Tallin. Quindi c’è la proposta con cui quattro ministri puntano ad accelerare rispetto alle strade seguite finora dal parlamento europeo.

La principale riguarda l’elaborazione di una base imponibile comune (Ccctb: Common Consolidated Corporate Tax Base) per individuare anche il reddito tassabile nelle transazioni tra i vari Paesi europei. L’ipotesi modifica il concetto di residenza considerando l’azienda residente nel Paese in cui acquisisce i dati personali che sfrutta in chiave commerciale. Infine, anche l’Ocse sta studiando da tempo i problemi e le possibili soluzioni per introdurre un sistema in grado di superare le triangolazioni con Paesi a fiscalità agevolata con cui le multinazionali del web evitano il fisco dei Paesi in cui sviluppano il loro business. Un report sul tema e sulle possibili web tax, propedeutico alle decisioni su soluzioni operative coordinate a livello globale, è atteso per marzo 2018, dopo l’accelerazione chiesta dal G7 di Bari del maggio scorso.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 1 Media: 5]

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome