Il fenomeno della reconnectivity: oltre la connettività digitale
In risposta alla saturazione delle interazioni digitali, nel mondo manageriale si afferma il concetto di “reconnectivity”. Questo termine rappresenta una ricerca di equilibrio tra la potenza della connessione digitale e il valore delle relazioni umane autentiche. La reconnectivity, come evidenziato dalla ricerca Noesis-Richmond, si traduce nell’intenzionalità degli incontri e nella volontà di trasformare la mera connessione virtuale in esperienze realmente significative.
Secondo gli esperti, questa tendenza non implica la negazione dei benefici offerti dalle tecnologie, ma introduce la necessità di ridefinire i confini della leadership e del lavoro di squadra. I manager ricercano momenti di confronto diretto attraverso eventi, workshop e incontri faccia a faccia, scegliendo consapevolmente occasioni in grado di generare fiducia e ispirazione.
L’indagine sottolinea inoltre come gli anni di overload digitale abbiano accentuato il bisogno di qualità nelle interazioni, andando oltre il mero scambio di informazioni. L’attuale “agenda iperconnessa” richiede pause di valore, dedicate a un incontro vissuto come scelta e non come obbligo. In questo contesto, la reconnectivity diventa chiave di lettura per comprendere la rinnovata centralità delle relazioni fisiche, e consente alle aziende di costruire reti professionali solide e durevoli rendendo il lavoro condiviso più efficace.
I vantaggi degli eventi in presenza per il business e le relazioni professionali
Il ritorno agli eventi in presenza risponde a molteplici esigenze e apporta vantaggi misurabili sia in termini di business che di rapporti professionali. Dall’indagine emerge che l’81% dei manager considera questi eventi essenziali per rafforzare le relazioni professionali e creare nuove opportunità. Questo aspetto si accentua ulteriormente nelle fasce più esperte: la percentuale sale all’88% tra gli over 55, a conferma di come l’esperienza maturata renda ancora più evidente il valore di un confronto diretto.
Tra i benefici evidenziati:
- Crescita del networking: le occasioni di incontro fisico permettono di instaurare relazioni di fiducia durature.
- Condivisione di esperienze: gli eventi favoriscono l’ispirazione e l’apprendimento attraverso il contatto diretto.
- Migliora la comunicazione: il 69% dei partecipanti ritiene che la comunicazione sia più efficace in presenza rispetto agli strumenti digitali.
- Valorizzazione della leadership e delle soft skills: in contesti reali emergono capacità come l’empatia, l’ascolto e la negoziazione.
Solo una minima percentuale degli intervistati (7%) ritiene gli eventi di persona più complessi da organizzare o eccessivamente costosi. Tuttavia, questi dati mettono in evidenza come le esperienze immersive e di confronto diretto siano oggi considerate una leva decisiva per la crescita aziendale e lo sviluppo di partnership strategiche.
Evidenze dal report Noesis-Richmond: dati e testimonianze a supporto del ritorno in presenza
Il documento realizzato da Noesis e Richmond Executive Observatory offre una prospettiva affidabile e dettagliata sull’evoluzione delle prassi manageriali. Nella tavola seguente sono riassunti i dati principali emersi:
| Dato | Percentuale |
| Eventi in presenza considerati asset strategico | 99% |
| Rafforzamento delle relazioni professionali | 81% |
| Migliore qualità della comunicazione rispetto al virtuale | 69% |
| Eventi giudicati complessi/costosi | 7% |
| Rilevanza per over 55 | 88% |
Federica Castioni, direttrice marketing e comunicazione di Richmond Italia, sottolinea che “il confronto diretto e le esperienze immersive sono elementi chiave per la costruzione di fiducia tra i principali attori aziendali”. Questa visione si traduce in un aumento degli investimenti in eventi fisici, percepiti dal management non solo come strumenti di networking ma anche come occasioni di crescita personale e professionale.
Il dato del 99% mostra come le aziende non stiano semplicemente tornando alle abitudini pre-digitali, ma stiano consapevolmente adottando pratiche orientate al valore delle relazioni nell’avviare nuove partnership, nel consolidare i team interni e nel generare innovazione.
L’evoluzione del settore eventi B2B tra nuove esigenze e prospettive di crescita
La rinnovata attenzione agli eventi in presenza ha avuto ricadute significative sull’intero comparto degli eventi B2B (business to business). Secondo i dati citati nella ricerca e le proiezioni di Market Research Future, il settore degli eventi professionali registrerà una crescita del 67% entro il 2035, con un tasso annuo composto del 5,25% e un valore di mercato previsto che passerà da 51,51 a 85,93 miliardi di dollari nel decennio 2025-2035.
Questa espansione non rappresenta soltanto una ripresa post-digitale, ma riflette l’adattamento alle nuove esigenze delle aziende e dei loro leader, intenzionati a promuovere esperienze capaci di generare coinvolgimento e valore aggiunto. I trend mettono in luce la crescita della domanda di eventi personalizzati, capaci di risuonare con il pubblico target e di favorire lo scambio interpersonale.
Come sottolineato da Benedetta Favara, direttrice generale di Richmond Italia, “si conferma un cambiamento più profondo: la rinnovata scelta, da parte delle persone e delle organizzazioni, di tornare a incontrarsi fisicamente”. In tale contesto, la capacità di innovare nel format degli eventi si traduce in vantaggio competitivo e in una migliore fidelizzazione dei partner commerciali.










