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SPOTIFY E LE NUOVE REGOLE PER LA PRIVACY CHE NON PIACCIONO AGLI UTENTI – Il più amato servizio di streaming musicale in abbonamento ha scatenato le proteste degli utenti in seguito all’aggiornamento delle regole per la privacy con l’utilizzo dell’applicazione mobile. La novità è infatti che Spotify richiederà di accedere a un numero maggiore di informazioni sull’utente come la sua posizione geografica, le fotografie salvate sul telefono, i dettagli dei contatti in rubrica e l’accesso ai sensori per sapere se l’utente corre o cammina. Tutte queste novità sono apparse nella versione dell’app per il Regno Unito, mentre in Italia non abbiamo ancora notato cambiamenti nelle regole.

Come se non bastasse, Spotify ha scelto di fare un ampio uso dei dati raccolti, come la possibilità di condividerli con altre aziende per personalizzare gli annunci pubblicitari che sentiamo nella versione gratuita del servizio, ma anche per eventuali “aggiustamenti” della versione a pagamento. I giornalisti di Wired e di Forbes hanno analizzato le regole di privacy introdotte nel Regno Unito, sottolineandone spezzoni come la raccolta di “informazioni conservate all’interno del vostro dispositivo mobile come contatti, foto e file”, oppure “potremmo raccogliere informazioni sulla tua posizione geografica, attraverso il GPS del vostro telefono o tramite altri sistemi di localizzazione ad esempio”.

Le condizioni imposte da Spotify per l’uso non distano moltissimo da quelle utilizzate da altri colossi come Facebook e Twitter, dove la raccolta dei dati personali è estesa e continua, ma gli utenti si sono comunque rivoltati contro la novità. Daniel Ek, CEO di Spotify, ha spiegato che le novità in previsione per Spotify rendono necessario l’utilizzo dei dati personali dell’utente, come ad esempio l’accesso ai sensori per consigliare eventuali canzoni o generi musicali se l’utente sta facendo attività fisica.

Secondo quanto spiegato, l’accesso alle foto servirebbe solo per poter cambiare l’immagine di profilo di Spotify o per inserire icone nelle proprie playlist, mentre i contatti permettono all’applicazione di segnalarci eventuali amici connessi al servizio. Niente di allarmante, quindi, soprattutto perché il CEO ha specificato che l’utente sarà libero di rifiutare le modifiche apportate al regolamento e che nessun dato verrà utilizzato per scopi che non riguardano il miglioramento del servizio di streaming musicale. Le regole verranno probabilmente riviste e riscritte per essere meno allarmanti e più chiare a tutti.

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