Wikipedia ha oscurato le sue pagine per sostenere la lotta contro la direttiva. L’enciclopedia online si ispira alla quasi totale libertà dei contenuti online. E anche Reddit nei giorni scorsi ha sostenuto la protesta. E ancora: da mesi circolano appelli dei padri della Rete: più tempo per discuterne. Succede perché oggi a Strasburgo il voto definitivo sulla riforma sul copyright.

Un mese fa il governo italiano aveva detto no, ma queste sono state settimane di pressioni delle lobby sui parlamentari con gli assenti che sono decisivi. Tra slogan e polemiche resta imprevedibile l’esito dell’Aula in chiusura di mandato.

Cosa prevede la direttiva sul copyright

Obbliga le grandi piattaforme di Internet e gli aggregatori di notizie (come YouTube o Google News) a corrispondere ai creatori di contenuti (artisti, musicisti, attori, ma anche le case editrici e i loro giornalisti) ciò che effettivamente spetta loro. Non crea nuovi diritti o nuovi obblighi. Ciò che è attualmente consentito e legale condividere continuerà a esserlo.

Avrà un impatto sulle grandi piattaforme online e gli aggregatori di notizie come YouTube, Google News o Facebook, imponendo a questi ultimi di remunerare correttamente gli artisti e i giornalisti che creano le opere da loro utilizzate per realizzare guadagni.

Stando alle regole immaginate, i colossi di Internet come Facebook, YouTube o Google dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti, diventando responsabili per le violazioni sul diritto d’autore dei contenuti da loro ospitati. Sono escluse le piccole piattaforme. Si potranno condividere senza restrizioni i link accompagnati da singole parole, non i cosiddetti snippet (un breve testo di presentazione di un articolo con titolo e foto), che saranno coperti da copyright: per il loro uso, le piattaforme come Google News dovranno quindi pagare i diritti agli editori.

Non ci saranno filtri sui contenuti come film o canzoni ma una cooperazione tra piattaforme e detentori dei diritti d’autore, concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright.

Di più: i grandi siti web dovranno quindi organizzare meccanismi veloci di reclamo, curati da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto. Sono le novità della riforma del copyright in Rete, votata dal Parlamento europeo con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti. La riforma non tocca link non commerciali, enciclopedie online come Wikipedia né il caricamento di contenuti su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub.

Anche i meme o le parodie sono fuori da questa direttiva. In sintesi, remunerazione da parte di grandi piattaforme di contenuti prodotti da artisti e giornalisti; responsabilità per violazioni sul diritto d’autore dei contenuti da loro ospitati.

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