Parliamoci chiaro: le fake news o bufale sono sempre esistite nella storia del mondo e alcune di esse (come la famosa donazione di Costantino alla Chiesa cattolica), hanno resistito per secoli e contribuito al successo di chi ne ha goduto. Di conseguenza è impensabile che la produzione di “balle” possa un giorno terminare. E anche se si sposta il problema da chi le fabbrica a chi le riceve (i creduloni), non si va molto avanti. Perché il comportamento umano tende a polarizzarsi ovvero a cercare conferme delle proprie sicurezze anziché a metterle in discussione. Il punto è che le nuove tecnologie di massa hanno la capacità di amplificare all’inverosimile la portata delle fake news fino a farle sedimentare nell’animo di chi li legge.

Lotta alle fake news nuovo business

Se i colossi di Internet come Google, Facebook e Twitter faticano a contrastare il fenomeno delle fake news, per piccole e grandi aziende informatiche la lotta alla disinformazione si sta rivelando un nuovo promettente mercato che potrebbe portare, in futuro forse non troppo lontano, a dei risultati paragonabili alla lotta contro lo spamming. Start-up e aziende di piccole e medie dimensioni, nate per servizi di cybersicurezza o persino per la lotta al terrorismo, secondo quanto riporta il Financial Times, stanno cominciando a fornire con successo servizi a pagamento per difendere la reputazione dei loro clienti, utilizzando anche tecniche sviluppate contro gli hacker e di intelligenza artificiale.

New Knowledge, una startup texana fondata da un blogger divenuto esperto nell’uso dei social media da parte dell’autoproclamato Stato islamico, ha visto raddoppiare i suoi ricavi negli ultimi sei mesi, quando ha cominciato ad occuparsi di disinformazione online. «La sfida maggiore è la grande quantità di materiale caricato su Internet ogni minuto», ha detto al Financial Times Adam Hildreth, direttore esecutivo di Crisp, azienda britannica con 120 dipendenti che ha messo a punto un sistema che sfrutta il machine learning per passare al setaccio la rete, dark web compreso, e capire chi o cosa sta mettendo contenuti online.

Cisco, il colosso delle reti telematiche con una divisione per la sicurezza informatica molto consistente, ha appunto vinto una delle competizioni Fake News Challenge applicando elementi di intelligenza artificiale e di apprendimento macchina per l’individuazione delle fake news, riuscendo a identificare la posizione politica di un articolo nel web e sui social. Secondo Alastair Paterson, dell’azienda californiana Digital Shadows, per la diffusione delle fake news durante le ultime elezioni degli Stati Uniti sono state utilizzate tecniche da hacker: «Oggi più che mai c’è una importante contaminazione tra social media e problemi di cyber-sicurezza. E le reti sociali finora non sono riuscite a fare molto per rimediare al problema».

Digital Shadows afferma di aver identificato e fatto chiudere almeno 100 tra falsi account e falsi siti web in questi ultimi mesi. Distil Networks è invece specializzata nell’individuazione dei bot, i programmi automatizzati maggiori colpevoli dei falsi messaggi sui social. Secondo i dirigenti della società, i bot stanno diventando sempre più sofisticati e umani, riuscendo a indugiare sulle pagine web e addirittura riuscendo a utilizzare anche movimenti casuali del mouse. Ma di pari passo anche le tecnologie di individuazione stanno diventando sempre più sofisticate e presto potrebbe diventare possibile bloccare i bot, come oggi si fa per i messaggi email di spamming che finiscono dritti nel cestino virtuale del PC.

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