Il tema della fatturazione a quattro settimane delle bollette telefoniche di Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb (sul fisso non sul mobile) era già stato oggetto di attenzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che ne aveva stabilito l’illegittimità per le offerte fisso-mobile e per il fisso. L’adeguamento da parte delle società non c’è stato e così l’Autorità ha aperto l’istruttoria, sfociata nelle sanzioni di questi giorni. Il timore è duplice: da una parte il rischio confusione negli utenti, in difficoltà nella comparazione di prezzi e offerte. Dall’altra la possibilità che in altri settori, altre società passino dai contratti mensili a quelli a 28 giorni, come è già successo con Sky.

Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb non cederanno

Ma di fronte alla minaccia di sanzioni da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è difficile che Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb facciano marcia indietro. L’eventuale multa comminata, codici alla mano, andrà tra 580mila a un milione e 160mila euro. Troppo poco per far cambiare idea a società da super fatturati. E poi, pende un ricorso alla giustizia amministrativa che si pronuncerà a febbraio del prossimo anno. E in caso di sentenza favorele in nome della liberalizzazione delle scelte, anche le sanzioni verranno meno. Come dire, al consumatore insoddisfatto non restano altro che le armi del cambio di operatore o del ricorso ai Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom) ovvero le strutture di conciliazione contro i soprusi delle compagnie a danno degli utenti.

Il punto è che non sarà semplice trovare un nuovo operatore perché i cosiddetti big hanno tutti adottato nella telefonia fissa le bollette a 28 giorni.

  • Tim. Fattura a 28 giorni sulle linee fisse con bollette a 56 giorni.
  • Vodafone. Anche per le sue offerte nel fisso il mese è lungo 28 giorni.
  • Wind. L’operatore arancione ha i 28 giorni nella telefonia fissa, ma nel mobile è risalita ai 30.
  • 3 Italia. La compagnia 3 è nel gruppo Wind e ne applica le regole.
  • Fastweb. Da maggio fattura le offerte fisse a quattro settimane.

I diretti interessati non ci stanno e tramite l’associazione di rappresentanza, l’Asstel, denunciano i limiti alla libertà d’impresa messi in atto dall’Autorità e definiscono la decisione priva di fondamento giuridico e tale da mettere a rischio lo sviluppo del settore. Il problema è che traslando il sistema sull’anno, le bollette da pagare diventano in questo modo 13 e non più 12, con un aumento medio dei costi stimato all’8,6%.

Da qui la decisione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di intervenire a tutela degli utenti già la primavere scorsa, con un’apposita delibera in cui, avendo riscontrato problemi in termini di trasparenza e comparabilità delle informazioni in merito ai prezzi, stabiliva che per la telefonia fissa il criterio della fatturazione dovesse essere il mese. Una decisione a cui Asstel e gli operatori avevano risposto con un ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio, giudicando la delibera fuori dalle competenze dell’Autorità e respingendo quindi anche ogni operazione di adeguamento.

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