Si va verso un stop per tutte le bollette a 28 giorni. Anche quelle delle tariffe per cellulari in abbonamento, ma non le ricaricabili ovvero le prepagate. Si tratta del nuovo indirizzo che il parlamento sembra aver assegnato al testo da approvare entro fine anno con la manovra. L’intenzione è di coinvolgere nel ritorno alle bollette mensili tutti i contratti di fornitura nei servizi di pubblica utilità e non solo le linee telefoniche fisse e i contratti Adsl e fibra ottica. La decisione è per certi versi sorprendente, considerando che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non ha mai messo in discussione le bollette a 28 giorni nel mobile, ritenendole legittime.

Si spiega anche con questa ragione l’improvvisa difesa delle fatturazione ogni 28 giorni nelle tariffe per cellulari da parte degli operatori telefonici. Anzi, a loro dire, in questo modo gli utenti possono disporre di 2-3 giorni in meno per rischiare di consumare i minuti di conversazione, i GB per navigare sul web o gli SMS previsti nel piano di abbonamento ed essere costretti a pagare con la dispendiosa tariffazione a consumo. Nel testo del parlamento sono previsti multe e indennizzi forfettari per gli utenti interessati dall’illegittima fatturazione, qualunque sia il gestore tra i vari Wind, Vodafone, 3 Italia e Tim operanti sul territorio italiano.

Rottamazione TV: quali televisori coinvolti

Arrivati al 2022, la gran parte dei televisori sarà pronta per il nuovo standard trasmissivo della televisione digitale terrestre perché il percorso verso la liberazione della banda 700 da attribuire alle telco e quindi lo switch della TV andrà per gradi nel corso di due anni. Già dall’inizio di quest’anno c’è in realtà l’obbligo di immettere nel mercato apparecchi adatti all’assetto futuro ovvero con tecnologia T2-HEVC integrata. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato che solo nel 202 è previsto lo spegnimento delle frequenze in uso alle emittenti locali e la costruzione del Mux1 della Rati per aree geografiche. Questa fase di passaggio prevede l’uso della tecnologia Mpeg-4.

In buona sostanza, lo switch off avverrà per fasi dal 2020 Per avere spazio sufficiente nello spettro sarà sempre usata l’attuale versione del digitale terrestre Dvb-t, ma con una codifica di compressione, Mpeg-4, i cui già molti televisori e decoder sono dotati. Non dovrebbero perciò esserci grandi problemi: saranno rottamati solo i televisori e i decoder più datati. La tecnologia definitiva, il digitale terrestre di nuova generazione, sarà introdotta solo nel 2022, quando tutte le emittenti nazionali saranno coinvolte nello switch off. Per quella data si prevede che il naturale ricambio dei televisori con le nuove tecnologie avviato con cinque anni e mezzo di anticipo “sarà sufficiente a garantire la transizione senza particolari problemi per le famiglie”, precisa il Mise.

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