Adesso si va alla ricerca di tracce di vita, ma la scoperta di sette pianeti simili alla Terra e dunque abitabili è uno spartiacque nello studio dell’universo. Grazie alle nuove tecnologie, i progressi possono essere seguiti da tutti giorno per giorno, come dimostrato dallo streaming dell’evento e dai video ufficiali pubblicati dalla Nasa su YouTube. I sette corpi celesti scoperti sono definiti esopianeti. Significa che orbitano attorno a una stella che non è il nostro Sole. Il primo a essere scoperto fu 51 Pegasi b, individuato nel 1995. Da quel momento, niente è stato più come prima. Sono passati 22 anni e di esopianeti e sono stati rintracciati oltre duemila.

Chiaramente questo ha impresso una svolta clamorosa alla scienza astronomica. E anche a una certa cultura scientifica. Perché permette di comprendere, oggi, che il sistema solare, quello che ospita la Terra, è con ogni evidenza un’eccezione piuttosto che la regola dei sistemi planetari della nostra galassia. A soli 40 anni luce dalla Terra esiste allora un sistema con sette pianeti di dimensione simile alla Terra, tre dei quali potrebbero avere sulla superficie oceani di acqua, cosa che aumenta la possibilità che accolgano vita. Le caratteristiche li rendono simili al nostro pianeta sono la consistenza rocciosa e la potenziale presenza di acqua.

Il sistema, localizzato da un gruppo internazionale di astronomi e il cui studio è stato pubblicato da Nature, è costituito dal numero più alto mai scoperto di pianeti della stessa dimensione della Terra. I sei pianeti più vicini alla stella Trappist-1, probabilmente rocciosi, potrebbero aver una temperatura in superficie tra 0 e 100 grandi, range in cui può esistere acqua liquida. Utilizzando il telescopio Trappist, installato in Cile presso lo European Southern Observatory (Eso), i ricercatori hanno scoperto che tre dei sette pianeti si trovano nella zona abitabile, cioè alla distanza ottimale dalla stella per avere acqua allo stato liquido e quindi potrebbero essere in grado di ospitare vita.

Del settimo pianeta, più esterno, si hanno meno informazioni. Il “sole” di questo sistema planetario è una vecchia conoscenza: era stato scoperto nel maggio 2016 insieme ai tre pianeti che si trovano nella fascia abitabile. Trappist-1 è una stella nana ultrafredda, che brilla circa mille volte meno del Sole. Il principale autore dello studio, Michaël Gillon dell’Istituto Star del Belgio, ha dichiarato che «si tratta di un sistema planetario sorprendente, non solo perché abbiamo scoperto tanti pianeti, ma perché hanno dimensioni molto simili a quelle della Terra». Il gruppo di astronomi ha analizzato le osservazioni e i dati raccolti da diversi telescopi, tra cui il Very Large Telescope dell’Osservatorio Europeo Australe (ESO) a La Silla, in Cile, e lo Spitzer Space Telescope della Nasa, che orbita intorno alla Terra.

«Adesso sappiamo che al di fuori del nostro sistema planetario ne esistono altri favorevoli alla vita»: è il commento entusiasta del presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), Nichi D’Amico. «Questa scoperta – osserva – è importante non solo dal punto di vista scientifico, ma anche culturale: sapere con sempre maggiore sicurezza che oltre il nostro Sistema solare ci sono luoghi potenzialmente favorevoli alla vita è semplicemente affascinante». Per D’Amico «la ricerca di pianeti extrasolari è uno degli ambiti in cui l’Istituto nazionale di astrofisica è coinvolto a livello internazionale, con l’eccellenza dei suoi scienziati, strumenti d’avanguardia e importanti partecipazioni in missioni spaziali di frontiera».

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