Il 2017 potrebbe essere l’anno dell’intelligenza artificiale e della robotica. Troppi i progressi registranti già negli ultimi 12 mesi. Mangiare da soli e bere un caffè, afferrare una bottiglietta di plastica con la giusta pressione, scrivere e riuscire a afferrare una carta di credito: per la prima volta sei persone con braccia e gambe paralizzate sono riuscire a compiere da sole queste azioni. Lo hanno fatto con l’aiuto di un guanto hi-tech realizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, controllato in modo non invasivo da elettrodi posti all’interno di una cuffia, realizzati in Germania, dal gruppo dell’università di Tubinga guidato da Surjo Soekadar.

Le prime sei persone che grazie al guanto hi-tech sono riuscite a aprire e chiudere le mani, controllandone i movimenti, sono cinque uomini e una donna di età compresa fra 14 e 30 anni. La sperimentazione, alla quale l’Italia ha partecipato anche con la Fondazione Don Gnocchi di Firenze e l’ospedale San Camillo di Venezia, è stata condotta in Spagna, dal gruppo dell’istituto per la riabilitazione Guttmann di Barcellona guidato da e Eloy Opisso. Questi dispositivi saranno resi disponibili fra meno di dieci anni. «Abbiamo sicuramente fatto un importante passo in avanti», ha detto Nicola Vitiello, che ha coordinato la ricerca per l’Italia con Maria Chiara Carrozza, entrambi dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant’Anna.

Ma il futuro della robotica segna anche altri passi avanti. Robot sempre più simili a esseri viventi, animali hi-tech capaci di crescere e di cambiare forma a seconda delle necessità, per esempio trasformando le zanne in pinne, o di schiacciarsi per superare una strettoia e soccorrere esseri umani sepolti sotto le rovine: saranno così i robot del futuro, destinati a lavorare vicino all’uomo, in casa o nelle fabbriche, o ad avere applicazioni in campo medico. A disegnare lo scenario è il primo numero della rivista Science Robotics, che pubblica una rassegna firmata dai ricercatori italiani leader in questo settore: Cecilia Laschi e Matteo Cianchetti, dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e Barbara Mazzolai, dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.

Nell’arco di una manciata di anni la robotica soffice ha avuto uno sviluppo straordinario: «L’obiettivo della robotica ispirata alla biologia – dice Mazzolai – è non solo imitare la natura, ma andare oltre i limiti propri degli esseri viventi: è una progressiva integrazione di ingegneria e tecnologia per fare macchine sempre più utili all’uomo».

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