Quando viene ricordato che in tre anni l’Italia è passata dal doppino di rame al 5G, si capisce come l’innovazione viaggia alla velocità della luce. La gara per il super Internet ovvero per le frequenze della nuova tecnologia 5G segna un altro passaggio epocale. Con il 5G si indica la futura generazione della comunicazione mobile che consentirà velocità di trasferimento molte alte per i dati, ma anche la possibilità di connettere più utenti e più dispositivi. I comparti che troveranno maggiori benefici sono la domotica, la tecnologia delle auto senza conducente, l’industria 4.0.

Il tutto mentre è appena iniziata a Prato la sperimentazione dei progetti del 5G in Italia. Open Fiber e l’operatore Wind Tre si sono aggiudicati il lotto delle città di Prato e L’Aquila mentre gli altri due sono stati affidati a Vodafone (Milano) e Tim, Fastweb e Huawei (Bari e Matera). A chiudere il cerchio delle novità, il gestore Tim ha siglato un accordo con il Comune di Torino per attivare una rete 5G nel capoluogo piemontese. Sempre Tim ha raggiunto una intesa con San Marino per trasformare la piccola Repubblica tra Romagna e Marche nel primo Stato 5G d’Europa.

Perché il 5G è importante

Una rete che non fa parlare soltanto le persone, ma anche le cose. Dietro a uno slogan si nasconde una buona parte di verità. Ed è quella del 5G, la nuova tecnologia ultraveloce che fa ufficialmente il suo ingresso in Italia con l’asta delle frequenze, inserita nella manovra con una base di 2,5 miliardi di euro, e con il lancio della sperimentazione da parte di Open Fiber e Wind Tre a Prato e L’Aquila. A ufficializzare l’asta, che riguarderà un ampio pacchetto di frequenze, sia quelle già disponibili dal 2018 che quelle pronte nel 2022, è stato il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, in occasione del lancio del progetto Open Fiber e Wind Tre a Prato.

Nella manovra – ha spiegato Giacomelli – ci sarà anche l’asta delle frequenze, per dare certezze al Paese e agli operatori, ai quali per ora sono state concesse solo alcune porzioni per testare i servizi. L’asta si farà presto, con un cosiddetto prezzo di riserva (vale a dire il prezzo base su cui apportare i bilanci) pari a 2,5 miliardi di euro. Se questa è la cornice, per i dettagli la parola spetta al governo, anche se appare scontato che la somma non verrà richiesta ai vincitori in un’unica soluzione, ma dilazionata man mano che ci si avvicina alla completa disponibilità del bene, vale a dire il 2022. Per gli operatori, l’impegno non sarà da poco e per ora non si sbilanciano troppo.

Per Open Fiber, ha sottolineato l’amministratore delegato Tommaso Pompei, rilevando che con il 5G andrà in soffitta la suddivisione tra reti fisse e mobili, l’impegno sarebbe molto rilevante e quindi le valutazioni sono in corso. In attesa che si proceda con l’asta, Open Fiber, Wind Tre e gli altri partner hanno investito circa 30-40 milioni di euro per avviare la sperimentazione in cinque città.

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