Microsoft si sposta sulla frontiera: nell’ambito del progetto sperimentale Natick, la società ha installato 864 server in 12 rack al largo delle Isole Orcadi, a nord della Scozia. Un vero e proprio data center sottomarino – si presenta come un cilindro bianco di 12,2 metri -, con il quale si riduce in modo naturale il calore dei server, migliorando dunque l’efficienza. Non essendoci persone può essere tolto tutto l’ossigeno e la maggior parte del vapor acqueo dell’atmosfera, riducendo così la corrosione, un problema per i data center. Il tubo sarà alimentato da un cavo sottomarino con l’elettricità generata da un sistema di energia eolica.

Inoltre mettere i server off-shore sarebbe interessante perché il 50% della popolazione mondiale vive entro i 200 chilometri dalla costa e quindi la latenza sarebbe bassa. Il progetto vuole testare i vantaggi e i rischi per poi arrivare a un’implementazione su vasta scala. L’aspetto più dibattuto è la sicurezza: se i server si rompono non possono essere riparati (stanno sott’acqua 5 anni) ma la speranza di Microsoft è che ci sia un più basso tasso di incidenti rispetto alla terra. Ma proprio l’ambiente acquatico è rischio di insidie per la vulnerabilità dei cavi sottomarini a causa di incidenti e attacchi da parte di squali sensibili ai campi elettromagnetici.

Innovato impianto IT per Eni

Design e tecnologia avanzata per raggiungere la massima efficienza possibile e metterla al servizio di uno dei più potenti calcolatori d’Europa. Il Green Data Center dell’Eni – costruito sei anni fa a Ferrera Erbognone in provincia di Pavia – è uno tra i primi al mondo per efficienza energetica. Nel 2017 è stato raggiunto un livello di efficienza di 1,175 Pue (media mondiale di 1,8). Un risultato importante se si considera che l’impianto è al 45esimo parallelo, in un clima quindi mite. La quantità di CO2 risparmiata all’atmosfera nel 2014-2017 è stata di 18.000 tonnellate. Eni ha scelto soluzioni a basso contenuto carbonico e optato per un sistema di raffreddamento ad aria piuttosto che ad acqua.

L’infrastruttura viene alimentata dalla centrale termoelettrica di Enipower e da un parco fotovoltaico. Il Gdc ospita un’infrastruttura di supercalcolo ibrida capace di assorbire la metà dell’energia di un sistema tradizionale e di ridurre le emissioni di Co2. l calcolatori Hpc2, Hpc3 e Hpc4 (quest’ultimo è il più potente supercomputer in Europa destinato alla produzione industriale oil & gas)sono strumenti fondamentali per le scoperte esplorative di Eni in tutto il mondo e utili, per esempio, a elaborare immagini in 3D del sottosuolo sia per i giacimenti sia per l’imaging sismico.

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