Via libera condizionato da parte dell’Agcom al piano di spegnimento, di 6.500 centrali su circa 10.400 di Telecom. Il piano di ammodernamento della rete in rame, presentato nel 2017 dall’allora amministratore delegato Flavio Cattaneo, comporterebbe un risparmio di svariate centinaia di milioni – dovrebbero essere circa 350 milioni di euro – tra costi minori per energia, manutenzione e real estate. Il disco verde dell’Autorità, che è arrivato nella delibera da 500 pagine sul mercato dell’accesso e la separazione della rete di Tim, è condizionato alla copertura alternativa in fibra che deve avvenire, per il Garante, 12 mesi prima dello spegnimento delle centrali in rame.

E questo, soprattutto, allo scopo di non danneggiare eventuali operatori alternativi nelle centrali aperte ai servizi di unbundling. Sulla proposta è ora in corso una consultazione di mercato, che dovrebbe concludersi a fine febbraio. Quanto ai tempi, secondo quanto già previsto in una delibera Agcom del 2015, nelle centrali che non sono aperte ai servizi di unbundling sono previsti tre anni di preavviso, nelle altre cinque anni.

Il tutto mentre l’ipotesi di una rete unica con Open Fiber ottiene il favore del governo. L’esecutivo sembra favorevole alla creazione di una rete telefonica fissa unica, che nascerebbe da una fusione tra le rete di Telecom Italia e Open Fiber. Nei giorni scorsi, Il fondo Usa, guidato da Paul Singer, ha fatto sapere come sia auspicabile convocare al più presto un tavolo sull’ipotesi di rete unica tra Tim e Open Fiber. L’autorità garante in pratica ha bocciato il progetto di separazione solo societaria e non proprietaria della rete Telecom presentato dall’ex amministratore delegato Amos Genish.

Il manager rappresenta l’idea di Vivendi sulla rete che non è propensa alla cessione, a differenza di Elliott che sarebbe pronta a farlo. L’attuale capitalizzazione di mercato del gruppo italiano delle telecomunicazioni scivola sotto 10 miliardi di euro, a 9,75 miliardi. Per fare un paragone la francese Orange, la ex France Telecom, ha un valore di mercato di circa 35,7 miliardi. Secondo alcune fonti, il tavolo tecnico per la separazione della rete andrebbe convocato anche con la presenza di Cassa depositi e prestiti che possiede il 50% di Open Fiber e all’altro azionista, ossia Enel. Se il progetto andasse in porto si potrebbe utilizzare la cosidetta Rab, ossia la possibilità di orientare i costi dell’affitto della rete in fibra a quanto investito. Questa eventualità non piace ai concorrenti di Telecom che preferirebbero il mantenimento di due player per la realizzazione e la gestione della rete in fibra.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 0 Media: 0]

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome