Prosegue il cammino del dossier sulla tassa su Internet. Oggi la Commissione europea, come richiesto dall’Ecofin di Tallinn presenta i progetti sul tavolo per la tassazione dei giganti della Rete. In ballo ci sono i vari Amazon, Google, Apple e Facebook. E non si tratta di un passaggio di poco rilievo perché dalle decisioni che saranno assunte arriveranno dirette ripercussioni anche per i clienti per via di un possibile aumento dei costi medi per prodotti e servizi. Dalla tassa sul fatturato, proposta da Italia, Francia, Germania e Spagna, alla ritenuta sulle transazioni digitali fino al prelievo sui ricavi generati da forniture di prodotti digitali. Tutte ipotesi che finiranno al summit del 29 settembre. La Commissione non fa mistero di preferire una soluzione di lungo termine.

Come tassare Amazon, Google, Apple e Facebook

La soluzione al problema della tassazione dei giganti del web – Amazon, Google, Apple e Facebook e non solo – andrebbe trovata a livello globale, assieme all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, oppure approvando in fretta la Ccctb (Common consolidated corporate tax base), la direttiva che punta a creare una base imponibile comune per le imprese, e in un secondo momento ad armonizzare l’aliquota. Ma in mancanza di una di queste soluzioni a lungo termine, l’Unione europea potrebbe mettere in campo anche soluzioni a breve termine, come una tassa sul fatturato, una ritenuta sulle transazioni digitali e una imposta sui messaggi pubblicitari.

Sono queste le proposte che la Commissione europea presenta oggi, così come richiesto dall’Ecofin (Economic and financial affairs council ovvero il Consiglio economia e finanza) di sabato scorso a Tallinn e in vista del summit digitale dei capi di Stato e di Governo del 29 settembre. Nella comunicazione della Commissione si stabilisce che in assenza di adeguati progressi globali, l’Unione europea dovrebbe attuare proprie soluzioni per mettere fine ai vantaggi delle imprese dell’economia digitale. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico presenterà una sua posizione a inizio 2018, ma potrebbe non rispettare il livello di ambizione che Bruxelles chiede ora. Il documento di Bruxelles quindi definisce la strategia a lungo e a breve termine.

La prima è aspettare l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, oppure accelerare l’approvazione della Common consolidated corporate tax base, sui cui però molti Stati sono scettici perché ci si lavora da 11 anni. Due anni fa è stata rilanciata dalla Commissione europea l’idea di un tassa su Internet così strutturata, ma si è fermata all’Ecofin per lo scetticismo dei soliti noti: Irlanda, Lussemburgo, Malta, Estonia, Paesi che hanno fatto la propria fortuna sul fisco vantaggioso per le imprese.

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