Btp o conti deposito

Tra conti deposito e Btp ci sono diverse alternative disponibili per gestire la liquidità che offrono rendimenti competitivi. Questi rendimenti possono variare in base alla durata dell’investimento, con possibilità di raggiungere tassi lordi fino al 7%, come nel caso del deposito vincolato a 20 anni di Smart Bank.

La scelta tra Btp Valore, Btp Italia, Btp ordinario e conto deposito non può essere determinata esclusivamente in base al rendimento. Infatti, investire unicamente considerando il rendimento potrebbe rivelarsi controproducente a lungo termine. Ci sono fattori aggiuntivi da tenere in considerazione al fine di effettuare una scelta oculata.

Comprendono le esigenze finanziarie personali, gli obiettivi specifici dell’investitore e l’orizzonte temporale previsto per l’investimento. La gestione dell’equilibrio tra rendimento e flessibilità è essenziale per assicurare il successo a lungo termine degli investimenti.

Conto deposito o Btp: cosa scegliere oggi

Al momento, solo Cherry Bank, Banca AideXa e Banca Cf+ offrono tassi competitivi a 12 mesi, pari rispettivamente al 5% (equivalente al 3,7% netto), al 4,75% (equivalente al 3,52% netto) e al 4,5% (equivalente al 3,33% netto). Sul lungo termine, i titoli di Stato dovrebbero però risultare più vantaggiosi, in quanto offrono rendimenti quasi in linea con quelli dei conti deposito vincolati con scadenza simile. Un vantaggio aggiuntivo dei titoli di Stato è la possibilità di venderli sul mercato secondario in caso di necessità, mentre con i conti deposito vincolati la liquidità rimane bloccata per l’intera durata del contratto, sebbene in alcuni casi possa essere rilasciata previo pagamento di una penale, generalmente pari alla perdita degli extra-proventi ottenuti rispetto al tasso di interesse applicato sui depositi liberi.

Per coloro che possono impegnare i propri capitali per periodi medio-lunghi, il deposito vincolato può rappresentare un’opzione da prendere in considerazione. Negli ultimi mesi, il mercato ha rivisto al rialzo i tassi attivi offerti ai clienti, con rendimenti lordi che raggiungono il 5,4% su un periodo di 5 anni (pari al 4% netto), come nel caso di Cherry Bank, che offre lo stesso tasso anche per periodi di 4 e 3 anni. Anche Banca Privata Leasing è competitiva, offrendo il 5% lordo per 60 mesi. Inoltre, Smart Bank ha lanciato un’offerta per periodi più lunghi, a 10, 15 e 20 anni, con tassi del 5%, 6% e 7%, rispettivamente.

In un orizzonte temporale di medio-lungo termine, il confronto tra il Btp Valore (riservato al retail) e il Btp ordinario indica che il primo offre un rendimento superiore. L’ultima emissione del Btp Valore garantisce un rendimento alla scadenza di 5 anni del 4,41%, comprensivo del premio fedeltà del 0,5%, riservato ai sottoscrittori che mantengono il Btp Valore fino alla scadenza. L’ultima emissione ordinaria del Btp a 5 anni offre un rendimento del 4,28%. A favore del Btp Valore vi sono anche altri vantaggi, come l’assenza di commissioni di negoziazione e la distribuzione della cedola su base trimestrale, che può essere un beneficio per gli investitori al dettaglio in un momento di mercato particolare.

Al contrario, i Btp Italia, titoli di Stato indicizzati all’inflazione italiana, stanno deludendo con cedole semestrali che si sono ridotte rispetto al passato, passando dall’apice del 10% a cedole dell’1,34% lordo (pari all’1,17% netto al netto della ritenuta del 12,50%) in un’ultima emissione a scadenza a marzo 2028. Poiché le aspettative di mercato indicano un calo dell’inflazione verso il target del 2% stabilito dalla Bce, le cedole future potrebbero diminuire. L’indebolimento dell’andamento dei prezzi al consumo, che è stato un punto di forza del Btp Italia durante il 2022, ha portato a una riduzione degli interessi sui titoli. Pertanto, nonostante le precedenti aspettative, una cedola al 10% non è sostenibile nel lungo termine, specialmente considerando l’attuale tendenza al ribasso dell’inflazione.

Cosa bisogna fare e non fare secondo gli esperti

I titoli di Stato sono un’opportunità non solo dal punto di vista del rendimento offerto, ma anche da una prospettiva speculativa, soprattutto quando i tassi di interesse iniziano a scendere. Nel caso in cui l’obiettivo principale sia sfruttare il potenziale guadagno legato alla variazione del prezzo dei titoli stessi, è opportuno considerare scadenze più lunghe, come il Btp decennale, che ha raggiunto il livello record del 5% in termini di rendimento. Un titolo di interesse potrebbe essere il Btp con scadenza a marzo 2034, caratterizzato da un tasso di cedola del 4,2% e attualmente quotato al di sotto della pari a 94,42. Allo stesso modo, il Btp decennale in scadenza a novembre 2033, con un tasso di cedola del 4,35% e una quotazione di 96, potrebbe rappresentare una scelta attraente.

Indipendentemente dal tipo di investimento selezionato, che sia un Btp o un conto deposito, è fondamentale evitare di lasciare i fondi fermi sul conto corrente, poiché l’immobilismo finanziario può comportare perdite, soprattutto in un contesto in cui l’inflazione persiste a livelli elevati. A titolo di esempio, nel solo anno 2023, l’inflazione ha sottratto ai cittadini italiani circa 90 miliardi di euro in termini di potere d’acquisto.

Questa cifra rappresenta la perdita di valore subita dai 1.850 miliardi di euro che, secondo i dati dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), erano depositati su conti correnti, depositi rimborsabili e pronti contro termine all’inizio dell’anno. La voragine si amplia se si tiene conto anche dell’anno 2022. In particolare, con un’inflazione media del 12,25% registrata nei 20 mesi trascorsi da gennaio 2022 a fine agosto 2023, i capitali immobilizzati sui conti si sono deprezzati di circa 230 miliardi di euro. In sintesi, contro l’erosione del potere d’acquisto causata dall’alto livello dei prezzi, l’opzione di mantenere i fondi sui conti correnti risulta essere sconsigliabile.

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