Si allunga la lista delle vittime illustri della tecnologia e dell’online e più in generale dell’ecommerce, la cui ascesa ha colpito tutti i settori, dai media ai grandi magazzini. Si va da Playboy che ha abbandonato la carta stampata a Rolling Stone in vendita, ma non si può non segnalare la scomparsa di Blockbuster e di Blackberry e Nokia (ora nelle mani di HMD che ha rilanciato l’iconico Nokia 3310), una volta rivoluzionari e ora costretti a chiudere con il boom degli stessi cellulari che le avevano rese famose. Una lista lunga che è cresciuta di recente con il successo di Amazon, che ha travolto il settore delle vendite al dettaglio, mandando in crisi grandi magazzini come Macy’s e sfidando l’ordine tradizionale imposto da big come Wal-Mart.

Dall’inizio dell’anno sono più di 20 le catene di vendite al dettaglio che hanno richiesto negli Stati Uniti la bancarotta. La rivoluzione tecnologica ha imposto un prezzo alto all’industria dei giocattoli: oltre al boom dei videogiochi, il cambio drastico delle politiche di marketing. Con Netflix senza pubblicità e l’addio degli americani agli abbonamenti alla TV via cavo, raggiungere i bambini è diventato più difficile. Per l’ecommerce si è aperta un’autostrada con prospettive luminose nei prossimi anni. L’ultima a gettare la spugna è stata adesso Toys R U. Fondata nell’immediato dopoguerra a Washington da Charles Lazarus come negozio di stanzette per bambini, era diventata la più grande catena di store degli Stati Uniti. dedicati ai giocattoli.

Memorabile la lite con Amazon sull’ecommerce: il gruppo ha ricevuto come risarcimento 51 milioni di dollari. A ogni modo, la maggiore catena di giocattoli americana e una delle più grandi al mondo ha chiesto la bancarotta piegata dai debiti e dall’agguerrita concorrenza dell’ecommerce. Una richiesta per il Chapter 11 che conferma la crisi delle vendite al dettaglio, e il cambio dei gusti dei consumatori, che sempre più numerosi fanno shopping dal divano di casa o dallo smartphone. Con la bancarotta Toys R Us chiuderà alcuni punti vendita mentre gli altri saranno riorganizzati. La maggior parte dei suoi 1.600 punti vendita resteranno aperti per le prossime festività, con l’ex colosso dei giocattoli che si impegna a usare il finanziamento da 3 miliardi di dollari ottenuto nell’ambito del Chapter 11 per continuare a rifornire i negozi e alimentare le sue operazioni.

ToysRUs è stata acquistata nel 2005 per 6,6 miliardi di dollari da Vornado Realty Trust e dalle due società di private equity Bain Capital e KKR & Co. Un’acquisizione che non è riuscita a rilanciare la società, piegata dai debiti, di cui uno da 400 milioni di dollari in scadenza nel 2018. L’ex colosso nell’esercizio fiscale che si è chiuso nel gennaio del 2017, ha registrato perdite per 36 milioni di dollari su ricavi per 11,5 miliardi di dollari. Con Toy R Us.

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