Sembra quasi che al Bitcoin abbiano già fatto il funerale. Un po’ come se si stesse aspettando il cadavere della criptovaluta seduti sulla riva del fiume. E se nel secondo giorno di contrattazione sulla piattaforma Cboe i volumi di scambio si sono ridotti, con il prezzo della moneta digitale sceso sotto i (ragguardevoli) 16.000 dollari, c’è già chi è pronto a dire “lo avevo detto, io”. Eppure si tratta d una normalizzazione fisiologica. Il problema è in realtà un altro. Anzi, due. Da una parte la volatilità resta troppo alta, dall’altra l’eccesso di interesse per Bitcoin ha provocato problemi tecnici alle piattaforme di trading Coinbase e Bitfinex. Sovraccarico dei server o attacco informatico?

A differenza di altre bolle finanziarie del passato in cui si sono mossi per primi gli investitori professionisti e solo in un secondo momento i retail il mercato delle criptovalute è nato dal basso grazie agli scambi tra privati. I dati rivelano che il 50% delle attività di trading su Bitcoin arriva dall’Asia, il 38,6% fa riferimento a scambi con il dollaro e il 5,3% in euro e il resto in altre divise.

Tutte le perplessità del premio Nobel

Il Bitcoin vola spinto da un esercito di investitori asiatici. Ma l’allarme per la possibile bolla cresce così sale il prezzo della criptovaluta. Dal colosso BlackRock al premio Nobel all’Economia Joseph Stiglitz, l’invito è a fare attenzione, a non fidarsi perché la posta in gioco è alta: «Una bolla che rischia di finire in lacrime». A mettere in guardia sono anche le autorità americane dopo il successo del lancio del primo future sul Bitcoin. Se la Sec spiega di monitorare l’impatto delle transazioni sui mercati, la Commodity Future Trade Commission senza mezzi termini parla di «potenziale elevata volatilità e potenziali elevati rischi» contro i quali le autorità sono impotenti per la mancanza di regole.

«È proprio perché non ha trasparenza, che il Bitcoin come mezzo di pagamento è richiesto» rincara la dose Stiglitz, osservando come la criptovaluta è usata «principalmente per attività illecite. Quando questo sarà chiaro, i governi lo faranno cadere e la domanda andrà a picco». In alternativa, aggiunge il premio Nobel all’Economia, «i governi chiederanno trasparenza, e anche in questo caso la domanda per il Bitcoin sparirà» aggiunge. La criptovaluta attira infatti chi vuole aggirare le regole, spostare capitali e aggirare sanzioni: è usata in Venezuela e, secondo indiscrezioni, piace anche al leader della Corea del Nord. Kim Jong Un.

Anche nella vicina Corea del Sud la criptovaluta è ormai un fenomeno: la scorsa settimana l’attività di scambi sui Bitcoin a Seoul ha superato per un giorno quella di tutti gli Stati Uniti, secondo Coinhills. In Cina il Bitcoin è divenuto così di successo che Pechino è stata costretta a intervenire, vietando piattaforme di scambio per il Bitcoin e initial coin offering. Ma anche in Giappone il Bitcoin è popolare, mentre Wall Street si mantiene per ora alla larga.

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