Resta solo da capire la forma, ma nella sostanza poco cambia. I vari Amazon, Apple, Facebook, Google dovranno fatturare nel Paese di vendita dei propri prodotti e non in quelli della residenza fiscale. Si tratta della cosiddetta tassa su Internet che non ha ancora una sua fisionomia definita. Bruxelles ci sta lavorando e le opzioni in pista sono differenti: tassazione su fatturato, transazioni o servizi e pubblicità. Il cronoprgramma è comunque chiaro: occorre decidere entro la fine dell’anno e applicare le nuove norme in primavera. Il punto è anche un altro: l’aumento delle imposte potrebbe impattare sugli stessi costi sostenuti dai consumatori europei (e italiani) per acquistare beni e prodotti.

Amazon, Apple, Facebook, Google: tre ipotesi in pista

Una delle soluzioni presentate a Bruxelles è quella della tassa sul turnover delle società digitali. Si tratta di una tassa su tutto il reddito non tassato o tassato in misura non sufficiente generato da tutte le attività di business via Internet, incluse quelle business-to business e business-to-consumer. Proposta da Italia, Germania, Francia e Spagna e con l’adesione di altri sei paesi europei, l’imposta sul fatturato potrebbe essere incompatibile con i trattati internazionali su tariffe e commercio di beni e servizi e rischia di costituire una duplicazione dell’Iva.

Una seconda opzione per la revisione della tassazione di Amazon, Apple, Facebook, Google è costituita dalla ritenuta alla fonte. Si tratta di una tassa autonoma, su base lorda, su determinati pagamenti fatti a fornitori non residenti di beni e servizi ordinati online. Il progetto è quello presentato dall’Estonia e ha visto la luce a Tallinn nel corso dell’Ecofin della scorsa settimana. Il meccanismo peserebbe la presenza digitale di una impresa attraverso il numero di clienti residenti in un dato Paese che su internet acquistano libri, ascoltano musica, guardano film o utilizzano siti web. Ma una difficoltà potrebbe essere data proprio dalla definizione di transazione digitale.

Ecco poi il prelievo sul reddito generato dalla fornitura di servizi digitali o attività pubblicitarie dei vari Amazon, Apple, Facebook, Google. La tassazione riguarderebbe tutte le transazioni concluse per via remota all’interno del paese dei consumatori in cui l’entità non residente ha una presenza economica significativa. Il dubbio applicativo è legato alla individuazione delle soglie che fanno scattare la presenza economica di rilievo e alle modalità di verifica del superamento delle soglie.

Obiettivo della Commissione europea è arrivare a una posizione comune senza fare ricorso a voti a maggioranza. La strada resta quella di adottare a livello europeo una base imponibile unica per le imprese presenti in più paesi dell’Unione europea stessa Il meccanismo, attualmente in discussione al Consiglio, sarebbe obbligatorio per le aziende con un fatturato di almeno 750 milioni di euro. Ma la base imponibile unica non risolverebbe il caso delle imprese digitali: limiterebbe l’abitudine di spostare profitti da un paese all’altro per ridurre il carico fiscale.

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