Sono 900mila ma potrebbero aumentare il numero degli italiani che secondo l’Ivass avrebbe diritto ha dei soldi in più per le polizze dormienti che hanno scoperto, scaduto, ma non riscattate. Ecco tutta la storia

Ivass ha già scritto alle imprese di assicurazione con sede legale in Italia che esercitano le assicurazioni sulla vita e alle rappresentanze generali per l’Italia delle imprese di assicurazione con sede legale in uno Stato terzo che esercitano le assicurazioni sulla vita in Italia, spiegando come sia in corso un nuovo incrocio di codici fiscali con l’Anagrafe Tributaria. Sotto esame ci sono le polizze dormienti ovvero quelle che sono state congelate dalle compagnie assicurative e custodiscono ingenti tesoretti all’insaputa degli italiani. Nel 62% dei casi erano prodotti di risparmio giunti a scadenza mentre un 38% di contratti si riferisce ad assicurati deceduti ma non reclamati dagli eredi.

L’Istituto di vigilanza per le assicurazioni ha già chiesto alle imprese di comunicare nell’arco di poco meno di due mesi i codici fiscali corretti relativi a quelli che, sulla base del precedente incrocio con l’Anagrafe Tributaria, erano risultati errati o inesistenti; i codici fiscali delle polizze che risultavano come residue, non essendo ancora stato accertato l’eventuale decesso dell’assicurato; i codici fiscali degli assicurati i cui contratti sono scaduti nel quinquennio 2001-2006 e nel 2017 che non sono stati liquidati e per i quali queste imprese non hanno certezza della esistenza in vita degli assicurati alla scadenza contrattuale o alla data di sospensione dei premi.

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