Il messaggio lanciato da Birkenstock è stato chiaro: Amazon deve puntare sulla qualità dei prodotti e non sulla quantità. E così, dinanzi alle troppe imitazioni del suo sandalo ha deciso di fare un passo indietro. Dopo aver abbandonato la versione statunitense della piattaforma di ecommerce, fa anche lo stesso con quella europea, Italia inclusa. Si tratta – si badi bene – di una decisione ben ponderata, anche perché il giro d’affari su Amazon, per quanto redditizio, costituiva poco meno di un decimo di quello complessivo. Il rischio è anche anche altre aziende decidano di seguire l’esempio della società tedesca, invocando limiti più serrati ad Amazon.

Lo stop dal primo gennaio

Le scarpe Birkenstock dicono addio a Amazon. Simbolo, con il sandalo con soletta in sughero e gomma, della calzatura ortopedica per eccellenza, sono state negli ultimi anni capaci di trasformarsi da scarpa per turisti poco avvezzi allo stile in una vera e propria icona di moda, conquistando fette di mercato sempre più ampie anche tra i giovani. Così oggi, l’azienda tedesca nata alla fine del XVIII secolo, in nome della riconoscibilità del suo marchio ha chiuso la porta in faccia alla creatura di Jeff Bezos: dal primo gennaio non avrà più rapporti commerciali con Amazon perché il rapporto di fiducia si è interrotto «per le ripetute vendite di prodotti contraffatti sulla piattaforma online».

Amazon ha però ricordato che «proibisce la vendita di prodotti fraudolenti» e rimuove «gli articoli che violano le nostre policy» non appena «a conoscenza della loro presenza» intraprendendo «azioni adeguate nei confronti dei loro venditori». «Incoraggiamo i titolari di diritti preoccupati per l’autenticità di un prodotto a effettuare una segnalazione: investigheremo a fondo e intraprenderemo i provvedimenti più adeguati». Ma evidentemente troppi zoccoli taroccati hanno fatto perdere la pazienza, nel quartier generale di Neustadt, agli eredi del calzolaio Johann Adam Birkenstock, che si iscrisse sul registro ecclesiastico di Langen-Bergheim in Assia nel 1774.

Birkenstock ha ricordato di aver lamentato che sulla piattaforma fossero stati messi in vendita prodotti contraffatti che hanno violato i suoi diritti di marchio e «hanno ingannato i consumatori». Tra aprile e luglio si sono verificate due violazioni, con negozi falsi che offrivano un’ampia gamma di prodotti taroccati. Birkenstock ritiene che parte del rapporto commerciale fiduciario stia nel fatto che, notificate le violazioni, Amazon, di sua iniziativa, faccia «tutto quanto in suo potere» per prevenirle. Invece, accusano i tedeschi, nessuna dichiarazione vincolante è stata fatta per evitare che prodotti contraffatti siano messi in vendita.

Anzi, «negli ultimi mesi ci sono state violazioni legali di diversa natura che Amazon non è riuscita a prevenire proattivamente». A gennaio 2017 Birkenstock aveva interrotto le consegne negli Stati Uniti e ora «la rottura della fiducia ha spinto a terminare i suoi rapporti commerciali con il rivenditore online anche in Europa». L’azienda non si aspetta impatti negativi sulle vendite, in ragione della capillare rete di rivenditori al dettaglio che la caratterizza. Anche perché l’online nel complesso, diretto o con altri canali, vale meno del 10% del suo giro d’affari.

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