Maxi multa contro Google in Francia. La Cnil, l’autorità nazionale francese per la protezione dei dati, ha annunciato ieri una sanzione di 50 milioni di euro nei confronti del colosso Usa. Google viene accusato di aver violato alcuni obblighi nel quadro del regolamento Ue per la protezione dei dati personali entrato in vigore nel maggio scorso. Ricorsi contro Google erano stati depositati dalle associazioni None Of Your Business (NOYB) e la Quadrature du Net. Non si tratta della prima volta che la multinazionale di Mountain View finisce nel mirino delle istituzioni comunitarie. Viene in mente l’accusa della Commissione europea, secondo cui Google obbligherebbe i produttori di telefonini che installano il sistema Android a scaricare anche i suoi programmi.

L’esecutivo contesta a Google di aver imposto ai produttori di telefoni con il sistema operativo Android di preinstallare un pacchetto di applicazioni imponendole di fatto come esclusive. Chi compra uno smartphone equipaggiato con Android trova come motore di ricerca Google Search e come browser Chrome. Per aggiornare le app o scaricarne di nuove deve usare Play Store. Possibile che la prossima versione di Android venga ripulita dalle app di sistema direttamente legate a Google e abbia solo programmi proposti dai produttori.

Google ci ha sempre visto lungo: non solo ha capito già agli albori di Internet che le ricerche sarebbero diventate cruciali per acquisire potere sugli utenti, ma a metà anni 2000 ha realizzato per prima che l’attenzione si stava spostando dai pc fissi ai telefoni mobile, e quindi ha messo a punto una strategia, che passava per l’acquisizione di Android, per affermare il suo dominio anche lì. Ma il piano le è costato caro: 4,3 miliardi di euro per un nuovo abuso di posizione dominante, dopo quello già sanzionato l’anno scorso, sempre dall’antitrust europeo, con una multa già record allora da 2,3 miliardi. La società protesta, annuncia l’appello e minaccia di far pagare Android.

Bruxelles non è contro le posizioni dominanti, ma vigila sugli abusi, perché riducono la concorrenza, cruciale nella tecnologia perché favorisce l’innovazione. Per questo contesta a Google condotte illegali in base alle regole. La prima: avrebbe chiesto ai produttori di device Android di pre-installare l’app di Google Search e il browser Chrome come condizione per fornire la licenza dell’app store di Google, cioè Play Store. Il colosso di Mountain View si dice convinto che il sistema operativo abbia creato “più scelta per tutti, non meno”. I produttori, sostiene invece la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, sono stati costretti ad accettare perché il Play Store è un must-have sugli apparecchi Android.

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