Come prendere due piccioni da una fava: nella corsa al prossimo miliardo di utenti Facebook guarda ai bambini di oggi, futuri teenager e papabili fruitori dei suoi servizi. Con una mossa che probabilmente farà discutere, il social da oltre due miliardi di iscritti apre per la prima volta anche agli under 13 che di regola non potrebbero accedere alla piattaforma. Lo fa lanciando una chat per bambini che, assicura, sarà sotto il pieno controllo dei genitori. Se da una parte la società di Palo Alto vede accrescere il numero dei suoi fruitore, dall’altra va incontro alle preoccupazioni dei genitori sull’uso libero e disinvolto della più popolare piattaforma di social network.

La novità si chiama Messenger Kids ed è una versione semplificata della popolare chat di Facebook. Nella prima fase sarà disponibile in anteprima negli Stati Uniti su iPhone e iPad. Poi, in base al seguito che avrà e tenendo la porta aperta a ritocchi e aggiustamenti, sbarcherà nel resto del mondo, Italia inclusa. La nuova applicazione, sottolinea la compagnia, non richiede un’iscrizione dei bambini al social network né un loro numero di cellulare, ma si utilizzerà tramite l’account dei genitori e funzionerà con rete Wi-Fi. Insomma, saranno mamma e papà ad autorizzarne l’uso e a decidere con quali contatti i loro figli potranno scambiare messaggi e lanciare videochat.

Più tutele per i dati ricavati dal telefono

In questo contesto di continua attenzione al diritto alla riservatezza – non solo riferita ai bambini, per cui il livello deve essere massimo, ma anche agli adulti – si segnalano l’iniziativa di quattordici compagnie tecnologiche che si sono rivolte alla Corte Suprema americana per chiedere maggiore privacy per le informazioni geografiche che si possono desumere localizzando gli smartphone e quindi i loro possessori. Tra le società che si sono unite all’appello ci sono Google, Microsoft, Apple, Facebook e Twitter ovvero alcune delle più rilevanti multinazionali del web e del mondo hi tech, capaci di catturare centinaia di milioni di consumatori in tutto il mondo.

Il punto di partenza alla base di questa iniziativa è che le forze dell’ordine degli Stati Uniti possono accedere ai dati di geolocalizzazione senza mandato. Da qui la decisione delle compagnie di presentare in tribunale un dettagliato documento di 30 pagine. Nel testo si legge che “la Corte dovrebbe perfezionare l’applicazione di alcune dottrine del Quarto emendamento per assicurarsi che la legge si relazioni realisticamente con le tecnologie basate su Internet”.

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