Contrastare le interferenze esterne nei processi elettorali nell’Unione europea: è lo scopo dei nuovi strumenti che Facebook lancerà nel mese di marzo in vista delle elezioni europee, per cercare di dare una risposta alle preoccupazioni espresse dalla Commissione europea dopo il caso Cambridge Analytica. A darne l’annuncio a Bruxelles il responsabile per gli affari globali di Facebook, Nick Clegg che ha precisato che chi vorrà pubblicare le inserzioni politiche su Facebook dovrà prima essere autorizzato dal gruppo. «Lanceremo dei nuovi tool per evitare l’interferenza esterna nelle prossime elezioni», dice la responsabile del gruppo per le elezioni in Europa, Anika Geisel.

Il tutto mentre la Giornata europea dedicata alla protezione dei dati personali, arriva quest’anno otto mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento europeo sulla privacy. Positivo in Italia il primo bilancio dell’applicazione delle norme entrate a regime il 25 maggio scorso anche se di strada da fare ce n’è ancora molta per evitare scandali come quel Datagate che meno di un anno fa ha coinvolto Facebook.

Secondo i dati forniti dall’ufficio del Garante della Privacy che tra maggio e settembre 2018, in Italia sono state registrate 2.547 segnalazioni agli organi competenti, a fronte delle 1.795 nello stesso periodo del 2017. Di certo, il 2018 è stato un anno orribile per Facebook: il gruppo di Mark Zuckerberg ha visto affastellarsi problemi, perdite finanziarie e addii di manager, fino allo scandalo Cambridge Analytica. Si inizia il 25 gennaio, quando George Soros definisce il social network e Google una minaccia che ostacola l’innovazione. Il 17 marzo The Observer pubblica l’inchiesta su Cambridge Analytica. La società d’analisi ha utilizzato i dati di decine di milioni di utenti senza il loro consenso.

Il 20 marzo il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton, avvia la campagna Cancella Facebook. In aprile Zuckerberg risponde davanti al Congresso Usa. Il 25 maggio entra in vigore il nuovo regolamento europeo sulla privacy. Il 3 giugno il New York Times rivela che Facebook ha concesso ai grandi produttori di smartphone – come Apple, Samsung e Microsoft – l’accesso a una grande quantità di dati. Il 25 luglio il crollo del titolo dopo la trimestrale: in 90 minuti il titolo cede il 20% e brucia 120 miliardi di dollari. Il 28 settembre Facebook dice di essere stata hackerata, compromessi i dati di 30 milioni di utenti. Il 14 novembre il New York Times pubblica una raccolta di e-mail e testimonianze.

Il 14 dicembre nuovo bug sulle foto di 7 milioni di utenti. Il 5 dicembre il Parlamento britannico dirama 250 pagine di documenti, in gran parte riservati. Il 19 dicembre il governo degli Stati Uniti fa causa a Facebook proprio per il caso Cambridge Analytica. Rimanendo dentro i confini nazionali, l’Antitrust italiana si è mossa in anticipo rispetto ad altre Authority europee su uno dei temi caldi della digitalizzazione: quello dell’utilizzo dei dati degli utenti a scopo commerciale. La decisione rischia di provocare una serie di reazioni a catena anche in altri Paesi.

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