La nuova frontiera per fare affari con il web vendendo i propri prodotti è la Cina. Non solo perché il mercato italiano è ingessato, ma anche perché in estremo oriente i beni nazionali sono ben visti e il bacino dei potenziali acquirenti è praticamente infinito. Ma come muoversi e quali sono le migliori piattaforme per fare ecommerce in Cina? Alibaba è senza dubbio il più grande e-tailer al mondo dall’aprile dello scorso anno quando ha sorpassato gli americani di Walmart, nati come catena fisica. Fondato nel 1999 da Jack Ma, Alibaba non è solo commercio elettronico: offre servizi finanziari e possiede partecipazioni in società di logistica.

I numeri parlano chiaro: stando ai dati più recenti, ha 550 milioni di utenti unici al mese, ma deve ancora risolvere il problema dei prodotti falsi o contraffatti disponibili sui vari portali del gruppo. Mei.com fa parte del gruppo Alibaba, ma a differenza dell’omonimo portale, dove, come su Amazon, si può comprare di tutto, è più focalizzato sui prodotti di moda di medio e alto di gamma e offre qualche garanzia in più in tema di contraffazione. L’interesse per i marchi italiani è molto alto: il 19 settembre è stato presentato a Milano un servizio pensato da Mei.com per i marchi italiani, che comprende assistenza clienti, Crm e logistica. I grandi marchi e gruppi possono, come ha appena fatto Prada, costruire il proprio sito o stringere partnership.

Per le Pmi è più difficile trovare le giuste risorse economiche. Nasce così l’accordo tra Yoox e Agenzia Ice: l’obiettivo è favorire lo sviluppo del commercio digitale di piccole e medie realtà italiane negli Stati Uniti e in Cina, attraverso la creazione di una piattaforma ad hoc all’interno di Yoox. La app WeChat è il più grande servizio di messaggistica cinese e del mondo. Fondato nel 2011 dalla Tencent ovvero l’unica società a superare Alibaba per capitalizzazione, WeChat in realtà è più articolato, ad esempio, di Instagram. È fondamentale come collettore di traffico verso i siti di ecommerce e offre ai suoi utenti la possibilità di avere un portafoglio digitale, We Chat Pay, per fare pagamenti o trasferire denaro.

E in Italia?

Il recentissimo rapporto Istat è la migliore fotografia della situazione italiana: il 12,5% delle imprese con almeno 10 addetti – rivela l’istituto di statistica – ha venduto online i propri prodotti nel corso dell’anno. La quota sale al 34,6% nel caso di imprese con almeno 250 addetti mentre passa all’8,2% la percentuale di quelle che hanno effettuato vendite online per un valore almeno pari all’1% del proprio fatturato totale. Come dire, crescono, ma ancora troppo poco, le imprese che vendono via web. I settori trainanti negli scambi online sono quelli dei servizi di alloggio, del commercio e della fabbricazione di mezzi di trasporto:

  • il primo settore coinvolge il 29,7% delle imprese totali attive online e contribuisce per il 2,0% al valore totale degli scambi online;
  • il secondo riguarda il 24,0% delle imprese e contribuisce per il 24,8%;
  • il terzo è composto solo dall’1,7% di imprese ma concorre al 19,2% del fatturato online nazionale.
Come giudichi l'articolo?
[Totale: 3 Media: 3.3]

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome