Si allarga il fronte dei contrari alle bollette a 28 giorni anziché mensili, applicate da Tim, Vodafone, Fastweb, Wind, 3 Italia e Sky. Succede infatti che i consumatori si trovano alla fine dell’anno a pagare una mensilità in più, oltre a non avere gli strumenti adeguati per una corretta comparazione delle offerte. E se in origine c’erano solo gli utenti a protestare contro questo passaggio unilaterale e rispetto a cui non avevano altro strumento che il recesso, in seguito al coro delle proteste si sono aggiunti le associazioni dei consumatori che stanno proponendo una class action, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con multe e sanzioni, peraltro di lieve entità e quindi poco incisive, parte della politica con una proposta di legge e una risoluzione parlamentare.

Bollette a 28 giorni: interviene anche il ministro
La novità dell’ultim’ora è invece rappresentata dall’intervento a gamba tesa del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, uno dei non allineati alla linea governativa a tutti i costi. A suo dire, la fatturazione telefonica a 28 giorni è semplicemente “inaccettabile” ed è “una cosa che va messa a posto il più rapidamente possibile”. Ci sarà spazio per un ritorno alla fatturazione mensile già con la manovra di fine anno? E se gli operatori Tim, Vodafone, Fastweb, Wind, 3 Italia e Sky si rivalessero sui consumatori con un aumento dei costi medi per le mancate entrate preventivate? Si tratta evidentemente di una questione da affrontare in tutte le sue sfaccettature.

Ricordando come in questo ragionamento non siano comprese le tariffe per cellulari, Tim fattura a 28 giorni sulle linee fisse con bollette a 56 giorni; Vodafone propone offerte nel fisso di 28 giorni; Fastweb fattura le offerte fisse a quattro settimane; Wind e 3 Italia hanno i 28 giorni nel fisso, ma nel mobile tornano ai 30; Sky ha introdotto i 28 giorni però in cambio ha reso gratuiti alcuni servizi. Sulla questione è quindi intervenuto il Codacons, secondo cui il governo dovrebbe passare ai fatti, considerato che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha espressamente vietato la fatturazione a 28 giorni, e nonostante tale divieto società telefoniche e pay TV “si stanno facendo beffe degli utenti e dello Stato Italiano”.

Per l’Unione nazionale consumatori, l’intervento del legislatore è urgente per la semplice ragione che in questo momento, in violazione della delibera dell’Agcom, i consumatori stanno pagando per la telefonia un aumento delle tariffe dell’8,63%, ma nessuna legge attualmente in vigore prevede che quei soldi siano poi obbligatoriamente restituiti ai clienti. Se si vogliono evitare lunghi contenziosi legali – ragiona – la legge non solo deve estendere la fatturazione mensile anche alle pay TV e alla telefonia mobile ma deve anche prevedere l’immediato rimborso dei soldi ai consumatori.

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