Ci sono due appuntamenti decisivi nella partita delle bollette a 28 giorni ovvero nel ritorno alla fatturazione mensile dei costi telefonici (linea fissa, Adsl, fibra) e della pay TV. Il primo è quello della manovra: come richiesto nell’ordine da Agcom, associazioni dei consumatori e parte della politica italiana, è proprio questo lo strumento per l’adozione di nuove regole. Il secondo, che sta passando in sordina, passa invece dai tribunali. I vari gestori Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tim (fa eccezione Tiscali che ha mantenuto la cadenza mensile) hanno infatti proposto ricorso al giudice amministrativo e la decisione che sarà assunta metterà un punto fermo su questa vicenda.

Bollette a 28 giorni: quale decisione

Al momento la partita è rimandata a febbraio, quando è prevista la sentenza del Tar del Lazio a cui gli operatori hanno fatto ricorso contro la decisione di Agcom. Quest’ultima insiste nel ribadire che tariffe a 28 giorni su rete fissa e sulle pay TV sono vietate. Ma gli operatori continuano ad applicarle, con rincari medi reali di circa l’8,6 per cento. Quasi tutti sono passati a queste tariffe, in cui l’addebito scatta ogni quattro settimane invece che ogni mese. A oggi Tim fattura a 28 giorni sulle linee fisse con bollette a 56 giorni; Vodafone propone offerte nel fisso di 28 giorni; Fastweb fattura le offerte fisse a quattro settimane; Wind e 3 Italia hanno i 28 giorni nel fisso, ma nel mobile tornano ai 30; Sky ha introdotto i 28 giorni però in cambio ha reso gratuiti alcuni servizi.

La conseguenza è presto detta: l’utente è chiamato a pagare 13 canoni all’anno anziché 12. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è contro questo cambiamento perché lo ritiene dannoso per la trasparenza delle offerte e per le tasche degli utenti, ma per ora i suoi strali non hanno convinto gli operatori a recedere. Agcom può solo multarli per cifre che sono inferiori ai ricavi degli operatorie ai costi che subirebbero se dovessero cambiare i propri sistemi tariffari e magari persino rimborsare gli utenti. Cosa possono allora fare gli utenti oltre a pagare? Cambiare operatore cercando qualche promozione che abbatta il canone reale.

Il problema aggiuntivo che si presenta è relativo alla tempistica: sono scaduti i termini per le disdette gratuite, concesso entro 30 giorni dal momento in cui un operatore comunica un cambio unilaterale del contratto. Oppure possono avviare una procedura di conciliazione presso un Corecom (Comitati regionali per le comunicazioni) o tramite una associazione dei consumatori, per rifiutare il costo di disdetta.

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