Una vecchia cella agli ioni di litio
Una vecchia cella agli ioni di litio

Sembra una barzelletta, ma la batteria con il preservativo in carbonio  è reale e vera e, anche se è solo un progetto di ricerca, promette, con la sua tecnologia, di rinnovare definitivamente il mondo delle batterie al litio, migliorandone sensibilmente la durata, permettendo ai device di durare più a lungo e di montare dei processori più potenti, per migliorare ancora di più le prestazioni di smartphone e tablet.

Il problema del litio

Il litio è un metallo fantastico. Leggero, in grado di trattenere molta energia. Il problema è che, come tutti i metalli del primo gruppo, è altamente instabile. Un anodo di litio si espande in modo incontrollato rompendo la superficie delle celle di cui è composta una batteria al litio. Le escrescenze che si originano, sono la croce di tutti i possessori di batteria al litio perché provocano dei cortocircuiti che inficiano l’efficienza della batteria limitandone la durata.

Come si risolve questo problema

L’idea è semplice. Se il litio è instabile, in fondo, basta metterci una gabbia intorno e fare sì che sia di un materiale che non conduca l’elettricità e che renda stabile il litio, rendendolo un po’ più maneggevole. E’ su questa gabbia che punta l’Università di Standford, scommettendo che bastino delle microsfere di carbonio per addomesticare il litio e aumentando radicalmente l’eficienza della batteria.

Una gabbia spessa soli 20 nanometri

In effetti, è un velo, quello che dovrebbe andare a coprire la batteria. Un velo spesso solo 20nanometri. In fondo, non si tratta di che di un velo quasi impercettibile in grado di risolvere un problema vecchio come le batterie al litio e che, per ora, ha bloccato il loro sviluppo limitando, a cascata, anche quello degli hardware per i device che, così, hanno visto limitata la loro potenza di calcolo proprio perché non riuscivano a immagazzinare abbastanza energia per migliorare la potenza dei processori.