Imparare grazie a una pillola
Nel futuro basterà ingerire una pillola per imparare le lingue straniere

Nicholas Negroponte ne ha azzeccate tante, nella sua carriera di futurologo. E’ stato, tra le tante altre cose, l’inventore del disegno CAD. Eppure, questa volta, il fondatore del Media Lab del Mit l’ha sparata davvero grossa e davvero alta. Nell’ultima Ted Conference alla quale ha partecipato ha detto che, nel giro di tre decenni, per imparare una lingue basterà una pillola. Imparare il cinese, secondo l’architetto, fratello “buono” del discusso dipolomatico John Negroponte, sarà facile come assumere un’aspirina.

Secondo Nicholas Negroponte, infatti,  le pillole di nuova generazione saranno in grado di rilasciare informazioni nel sangue che, poi, dovrebbero andare a interagire con il cervello. Qualsiasi cosa abbia detto Negroponte, però, il futuro gli ha dato ragione. Il Cad è stata, in effetti, la sua invenzione più rivoluzionaria. Ma, anche, nella sua carriera, è stato in grado di prevedere che saremmo stati in grado di usare le nostre dita come se fossero penne stilografiche. Probabilmente, al tempo, l’affermazione avrà fatto sollevare qualche sopracciglio, ma, tant’è: oggi le dita le usiamo sui touchscreen.

Non male per uno che, negli anni ’70, radunò il gruppo di sfigati più sfigati del Mit e, con pochi dollari, fondò quel caposaldo della cultura nerd, nonché uno tra i crocevia della storia contemporanea, che è il Media Lab. Non solo, Nicholas Negroponte  ha fondato anche il programma One Laptop per Child (OLPC) che ha permesso a migliaia di bambini poveri di uscire dall’isolamento e di disporre di tutto il potere di Internet.

Davvero, quindi, la profezia di Negroponte si avvererà? Forse. Intanto, però, la profezia ha già delle implicazioni molto profonde, sul nostro modo di dintendere la vita, l’apprendimento e la crescita individuale. Se dovesse passare il concetto che “basta una pillola” che senso avranno le scuole e l’apprendimento inteso come crescita personale? Alla domanda, forse, risponderemo tra trent’anni quando lo sviluppo delle nanotecnologie (di questo, in fondo, stiamo parlando) sarà abbastanza maturo da permettere uno scenario come quello prospettato. Diventermo, così, dei superuomini in grado di imparare tutto alla bisogna? Ai posteri, l’ardua sentenza.