Tutti con il naso all’insù per vedere la Luna blu o blue moon. Quando? Il 31 gennaio 2018. Questa volta occorre però attrezzarsi adeguatamente ovvero seguire l’evento astronomico in streaming perché si materializzerà in maniera più chiara ed evidente in Australia, Nord America, Estremo Oriente e Oceano Pacifico quando in Italia le lancette dell’orologio segneranno l’orario 14.20. Intendiamoci, è sempre la stessa Luna, ma solo un po’ più grande in cielo perché più vicina. In buona sostanza di tratta di un’eclissi lunare totale che coinvolge la seconda luna piena del mese. L’ultima Luna blu risale addirittura al 31 marzo 1866. Il punto di riferimento più sicuro per lo streaming da PC, smartphone e tablet è il sito della Nasa.

Ci sono due numeri da tener ben presente. Il primo è 356.410: è la distanza in chilometri tra la Terra e la Luna nel perigeo della sua orbita. Secondo i tecnici della Nasa la Luna diventerà piena circa due ore dopo il perigeo, il che la renderà particolarmente grande e luminosa. Il secondo è in realtà una percentuale: quella di mercoledì pomeriggio è del 30% più luminosa rispetto a tutte le altre lune piene e il 14% più grande. La prossima eclissi totale della lune è da segnare in calendario giù per il 27 luglio. E con una differenza di rilievo rispetto alla Luna blu del 31 gennaio: sarà visibile anche dall’Europa oltre che da America del Sud, Africa, Asia e Australia.

In ogni caso, condizione indispensabile per assistere a questo fenomeno astronomico è la presenza di un cielo senza nuvole. Altrimenti, meno emozionale ma sicuramente altrettanto spettacolare. è sempre possibile fare riferimento a uno dei tanti siti sparsi nella Rete attraverso cui viene assicurata la diretta streaming, come quello del Virtual Telescope o delle Nasa. Non solo, ma eventi per la Luna blu sono nati anche sul web, come su Facebook con serate e tema.

Abbondanza di stelle obese

A proposito di meraviglie del cielo c’è una sorprendente abbondanza di stelle obese in una galassia vicina di casa della Via Lattea, la Grande Nube di Magellano. I dettagli dei risultati della scoperta, che potrebbe cambiare le nostre conoscenze sulla formazione delle stelle e aprire nuove interessanti prospettive, è pubblicata sulla rivista Science. Il gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’astronomo Fabian Schneider, dell’Università britannica di Oxford, ha scovato le stelle nella Nebulosa Tarantola, la più grande regione di formazione stellare del Gruppo Locale, un insieme di più di 70 galassie di cui fa parte anche la Via Lattea.

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