Scade oggi lunedì 2 ottobre 2017 la seconda rata della rottamazione delle cartelle, per chi ha presentato la domanda per la definizione, a pena di decadenza, entro il 21 aprile. Il debito si poteva estinguere anche in unica soluzione, entro il termine per la prima rata, ma chi ha scelto di distribuire il versamento deve gli interessi del 4,5% annuo, a partire dal primo agosto; il 70% del dovuto va versato nel 2017, il resto nel 2018. Chi ha aderito alla definizione agevolata, ha ricevuto i bollettini al momento della compilazione della domanda di adesione. L’importo si può pagare agli sportelli bancomat degli istituti di credito che hanno aderito ai servizi di pagamento CBill, del consorzio Cbi (Customer to Business Interaction).

Nuovi chiarimenti Agenzia delle entrate

In questo contesto l’Agenzia delle entrate si è prodigata per fornire nuovi chiarimenti sulla rottamazione delle cartelle. La somma dovuta per la definizione è costituita dagli importi spettanti all’ufficio, chiesti con l’atto impugnato contestati con l’atto introduttivo del giudizio di primo grado, sanzioni escluse, dagli interessi di cui all’atto impugnato calcolati fino alla data di notifica, dagli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, calcolati sull’importo dei tributi recati dall’atto impugnato per il periodo che va dalla notifica dell’atto fino al 60esimo giorno successivo.

Per accedere alla rottamazione delle cartelle, la lite fiscale deve essere pendente al 24 aprile 2017 e che, alla stessa data, il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado sia stato notificato alle Entrate. È inoltre necessario che alla presentazione delle domanda il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva. La definizione delle liti può riguardare solo i rapporti pendenti al 24 aprile 2017 e, comunque, non esauriti alla presentazione della domanda. Gli uffici devono verificare la regolarità della domanda e la ricorrenza dei presupposti richiesti per la validità della definizione. Nel caso in cui l’ufficio nega la definizione, tale determinazione va formalizzata in un provvedimento, motivato, che deve essere notificato al contribuente entro il 31 luglio 2018. Il diniego è impugnabile, entro 60 giorni dalla notifica, con ricorso davanti allo stesso giudice presso il quale la lite è pendente.

Possono essere definite sia le controversie instaurate contro avvisi di accertamento e atti di irrogazione delle sanzioni sia anche quelle inerenti agli avvisi di liquidazione, alle iscrizioni a ruolo e alle cartelle di pagamento. Ciò anche quando si tratti di ruoli emessi a seguito delle attività di liquidazione della dichiarazione. Infine, l’individuazione delle liti definibili va effettuata in conformità alle disposizioni del decreto sul contenzioso tributario. Possono quindi essere definite le liti pendenti presso le Commissioni tributarie provinciali, regionali, di primo e di secondo grado di Trento e Bolzano, anche a seguito di rinvio, e presso la Corte di cassazione.

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