Finito il tempo delle parole (anche e soprattutto sul web) è arrivato il momento di passare ai fatti. Ecco allora che il Movimento 5 Stelle, in attesa di capire se e con chi guiderà il governo italiano, va all’offensiva con la sua ricetta per far ridare slancio all’occupazione. Un piano che non è centrato solo di reddito di cittadinanza – per il quale è indicata la strada che dovrebbe portare a un sostanziale autofinanziamento della misura – ma che rilancia una serie di azioni parzialmente inedite. A levare le nubi dal cielo ci ha pensato il ministro in pectore del Lavoro del Movimento 5 Stelle, Pasquale Tridico, con un dettagliato intervento diffuso via Internet sul blog ufficiale del Movimento. Sono in particolare 5 i punti su cui si articola l’azione:

  • Reddito di cittadinanza: l’assegno si perde con il no a 3 offerte
  • L’utilizzo del deficit: meno vincoli Ue se calano gli inattivi
  • Piano da 50 miliardi: investimenti statali, un terzo per il Sud
  • Patto con le imprese: paga minima oraria contro la precarietà

Si torna dunque a parlare della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario ma anche di concertazione tra governo, imprese e lavoratori. E torna la proposta del programma sul salario minimo orario, uno dei punti clou anche del programma del Partito democratico. Ed è proprio questo uno dei nodi che, se sciolti, potrebbe aprire spiragli per la formazione di una maggioranza a sostegno dell’esecutivo.

Ci sono le condizioni per un accordo con il Pd?

Sull’altra riva del fiume si segnala come siano stati i governi Renzi e Gentiloni a reintrodurre e a rafforzare gli incentivi sui premi di risultato e sulle misure di welfare aziendale. Il prossimo passo, a loro dire, dovrà essere estendere le attuali regole ai lavoratori pubblici, aprendo anche ai contratti nazionali. Il Partito democratico punta a proseguire la riduzione del costo del lavoro per rilanciare i contratti stabili: la proposta contenuta nel programma dem è sforbiciare un punto di cuneo l’anno per 4 anni. Costo annuo? 1 miliardo di euro all’inizio, 2,5 miliardi di euro a regime, laddove il Movimento 5 Stelle ha messo nel mirino Irap e Inail.

L’idea forte del Partito democratico è rendere strutturale la formazione duale nei percorsi di studio per aiutare i giovani e spingere su le competenze. L’obiettivo è coinvolgere realmente scuole e università. La demografia e possibili carriere lavorative, spesso discontinue, devono far accendere un faro sull’importanza della previdenza integrativa. L’idea è ridurre le tasse sui rendimenti, come chiedono le parti sociali, ma c’è il nodo costi. Accanto al salario minimo, nei settori non coperti da Contratto collettivo nazionale di lavoro, il programma del Partito democratico evidenzia l’opportunità di una legge sulla rappresentanza, che faccia propri i principi condivisi dalle parti sociali.

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