Immaginiamo la scena: muore una persona cara che, negli ultimi giorni della sua vita, aveva deciso di dividere la sua eredità. Ma pensiamo anche al caso in cui l’eredità non sia finita in alcun testamento. Un presunto erede può credere di essere stato ingannato e di conseguenza vorrebbe contestare l’eredità Nel caso in cui scopre elementi a favore della sua tesi può proporre ricorso formale, purché si fondi su seri e legittimi motivi.

Tra i vizi del consenso, la violenza consente in alcuni casi di ribaltare l’accordo precedentemente raggiunto tra gli eredi. Ad esempio, un erede può essere vittima di minacce o ricatti che lo spingono ad accettare la parte di eredità che gli viene offerta. L’esercizio della pressione fisica o morale è infatti costitutivo della violenza sulla sua persona. Ma andiamo oltre e approfondiamo:

  • Quando si può contestare una eredità
  • Divisione dell’eredità secondo le leggi

Quando si può contestare una eredità

Quando il consenso dell’erede è stato ottenuto con violenza, frode o errore, o anche quando un erede è stato escluso dalla successione, quest’ultimo può chiedere la nullità del testamento. Ricordiamo che secondo le legge 2022, possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci dalla legge.

Sono considerati incapaci coloro che non hanno compiuto la maggiore età, gli interdetti per infermità di mente, quelli che, sebbene non interdetti, si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci di intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento. Nei casi d’incapacità, il testamento può essere impugnato da chiunque vi ha interesse. L’azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie.

L’eredità può quindi essere formalmente contestata se il testamento redatto in presenza dei tipici vizi del volere del testatore ovvero errore, violenza o dolo. Oppure per violazione degli obblighi di forma del testamento. Ma anche per incapacità del testatore o violazione del contenuto del testamento

Divisione dell’eredità secondo le leggi

A proposito di eredità ricevuta si ricorda che Se l’erede è solo il coniuge, la quota di patrimonio che spetta è tutta. Se gli eredi sono il coniuge e un figlio, la quota di patrimonio che spetta è metà a testa. Se gli eredi sono il coniuge e due figli, la quota di patrimonio che spetta è un terzo al coniuge e due terzi ai due figli. Se gli eredi sono il coniuge e più di due figli, la quota di patrimonio che spetta è un terzo al coniuge e due terzi a tutti i figli.

Se gli eredi sono il il coniuge, fratelli e sorelle, la quota di patrimonio che spetta è due terzi al coniuge e un terzo ai fratelli e sorelle. Se gli eredi sono il il coniuge fratelli, sorelle e genitori, la quota di patrimonio che spetta è due terzi al coniuge, un terzo agli altri. Se l’erede è solo un figlio, la quota di patrimonio che spetta è tutta. Se gli eredi sono più figli, tutto il patrimonio è suddiviso in parti uguali. Se l’erede è solo un genitore, la quota di patrimonio che spetta è tutta. Se gli eredi sono i due genitori, la quota di patrimonio che spetta è metà a testa. Se gli eredi sono genitori, fratelli e sorelle, la quota di patrimonio che spetta è suddivisa in parti uguali.

Se gli eredi sono fratelli e sorelle, la quota di patrimonio che spetta è tutta, suddivisa in parti uguali. Se gli eredi sono i nonni, la quota di patrimonio che spetta è a metà tra nonni paterni e nonni materni. Se gli eredi sono i bisnonni o altri ascendenti, la quota di patrimonio che spetta è tutta a chi ha il grado di parentela più vicino. Se gli eredi sono altri parenti, la quota di patrimonio che spetta è entro il sesto grado al parente più vicino che esclude gli altri. Gli eredi dello stesso ordine e grado condividono equamente le proprietà della persona defunta. L’esistenza di un erede in un ordine esclude gli eredi dell’ordine successivo.

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