Arriva il bonus sui pagamenti elettronici, a favore di esercenti e professionisti. La decisione si inserisce in un contesto più ampio che prevede la riduzione della soglia massima per l’utilizzo di denaro contante per contrastare evasione fiscale e riciclaggio. Il bonus si concretizza i un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni con carte di debito, di credito, prepagate o tramite altri strumenti elettronici tracciabili.

Si tratta insomma di un modo per incentivare i pagamenti digitali ovvero tracciabili in Italia. Il credito, previsto dallo stesso decreto che riduce l’uso del contante, spetta se i ricavi o i compensi dell’anno d’imposta precedente non hanno superato 400.000 euro e solo per le commissioni legate a cessioni di beni e prestazioni di servizi rese ai consumatori finali.

Come funziona credito per i negozianti sull’uso del Pos

In pratica esercenti e professionisti ricevono mensilmente in via telematica l’elenco delle transazioni effettuate e le informazioni sulle commissioni addebitate dagli operatori. Entro il 20 del mese successivo, nella casella di Posta elettronica certificata o nell’online banking vedranno poi esposti i dati per determinare il bonus spettante. Il credito d’imposta maturato si può usare solo in compensazione, tramite il modello F24, dal mese successivo a quello in cui è stata sostenuta la spesa.

Le nuove modalità di accettazione dei pagamenti sono smart pos (terminale di pagamento con funzionalità che aiutano le operazioni del registratore di cassa), mobile pos (terminali Pos senza fili che permettono le transazioni direttamente attraverso lo smartphone), soft pos (grazie a un’antenna consentono a uno smartphone di accettare pagamenti contactless), lettore tratti biomedici e riconoscimento vocale.

Questa misura è quindi strettamente legata ai limiti più stringenti all’uso del contante. Dal primo luglio 2020 sono vietati i trasferimenti di denaro tra privati o di libretti di deposito bancari e postali al portatore o titoli al portatore, pari o superiori a 2.000 euro. Questa restrizione, rispetto ai 3.000 euro precedenti, resta in vigore fino al 31 dicembre 2021. Dopodiché scatta un limite ancora più basso: 1.000 euro dal primo gennaio 2022 con contestuale incentivo ai pagamenti digitali.

Siamo davanti alla quinta modifica in 10 anni. Il mancato rispetto delle norme comporta una sanzione per le persone coinvolte (sia chi cede e sia chi riceve il denaro) da 2.000 a 50.000 euro. Se la violazione riguarda importi superiori a 250.000 euro, la sanzione viene quintuplicata e dunque da 10 a 250.000 euro.

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