L’euro digitale prende forma con il contributo di fornitori tedeschi e spagnoli, chiamati a svolgere compiti diversi. Tra pagamenti quotidiani, gestione del saldo e tutela della privacy, ecco cosa potrebbe cambiare per risparmiatori e imprese italiane.
Il pilota dell’euro digitale previsto per il 2027 coinvolgerà 36 operatori europei e sette prestatori selezionati in Italia: tra loro ci saranno banche, Poste Italiane e imprese tecnologiche. Una parte delle componenti tecniche è stata affidata a fornitori tedeschi e spagnoli. La scelta riguarda gli appalti e la realizzazione dell’infrastruttura. I fondi conservati nel wallet resterebbero euro emessi dall’Eurosistema; per l’uso quotidiano, invece, gli utenti si rivolgerebbero a intermediari autorizzati.
Fornitori europei e compiti distinti
Le aziende con sede in Germania e Spagna sono state selezionate per sviluppare componenti del sistema. L’euro digitale è concepito come moneta pubblica emessa dalla banca centrale, con un valore pari a quello dell’euro in contanti. La sua emissione e le regole che ne disciplinano l’uso spetterebbero alla BCE e alle banche centrali nazionali, mentre i fornitori si occuperebbero di parti dell’infrastruttura.
Il progetto non è ancora un servizio accessibile al pubblico. Nel 2026 il Parlamento europeo ha definito la propria posizione legislativa; ora sono attesi i negoziati con il Consiglio e la Commissione, con l’obiettivo politico di adottare la normativa entro la fine dell’anno. In seguito, l’eventuale emissione richiederebbe una decisione del Consiglio direttivo della BCE. Il 2029 è indicato come possibile orizzonte per prepararsi a una prima emissione.
Pagamenti quotidiani e saldo del wallet
La sperimentazione dovrebbe partire nella seconda metà del 2027 e durare dodici mesi. Gli operatori selezionati proverebbero i pagamenti in un ambiente controllato. Per una famiglia italiana, l’esperienza potrebbe ricordare quella con una carta: in negozio si pagherebbe tramite app o carta collegata al portafoglio; per un acquisto online si potrebbe scegliere l’euro digitale al momento del pagamento, se l’esercente lo accetta. Il saldo sarebbe composto da moneta della banca centrale.
Per aprire un wallet ci si rivolgerebbe a una banca, a Poste o a un altro prestatore autorizzato. Il portafoglio si potrebbe alimentare dal conto oppure convertendo contante. I servizi di base destinati ai cittadini sono previsti gratuitamente. Nel progetto è compresa anche la modalità offline: con dispositivi compatibili si potranno trasferire fondi già caricati senza connessione, secondo le condizioni operative previste.
Tra le ipotesi esaminate figura un tetto di 3.000 euro per portafoglio; l’importo è ancora da definire. Il limite è pensato per contenere il trasferimento di grandi depositi bancari verso la moneta della banca centrale. Se una spesa supera il saldo disponibile, il collegamento al conto potrebbe trasferire la somma necessaria. Il tetto riguarda la quantità custodita nel wallet, mentre il conto corrente resterebbe un deposito presso la banca, separato dal portafoglio.
Privacy, imprese e cosa cambia
Le modalità di tutela della riservatezza variano in base al tipo di pagamento. Per le operazioni offline, i dettagli dovrebbero restare tra i dispositivi coinvolti, con una protezione simile a quella del contante. Nei pagamenti online, l’intermediario tratterebbe i dati necessari a eseguire l’operazione e a rispettare gli obblighi di legge, compresi i controlli antiriciclaggio. L’Eurosistema non dovrebbe poter collegare direttamente le operazioni online all’identità dell’utente. Un negozio online potrebbe comunque riconoscere il cliente attraverso il suo account, l’indirizzo di consegna e le informazioni raccolte per l’acquisto.
Per gli esercenti, l’introduzione del sistema comporterebbe adeguamenti ai terminali, alle procedure d’incasso e ai collegamenti con i prestatori. La sperimentazione riguarda i pagamenti dei consumatori ai negozi. Le imprese chiedono che i costi di adeguamento restino sostenibili, in particolare per i piccoli esercizi. Il modello prevede compensi per gli intermediari e commissioni a carico dei commercianti, con tetti pensati per contenerne l’importo.
Per i risparmiatori italiani il cambiamento riguarderebbe il modo di pagare e l’infrastruttura che instrada i pagamenti. Il contante continuerebbe a circolare e le banche resterebbero il canale attraverso cui accedere al servizio. Il percorso ha già alcune tappe: pilota nel 2027, negoziati legislativi nel 2026 e possibile preparazione a una prima emissione nel 2029. L’euro digitale si presenta così come uno strumento pubblico per i pagamenti digitali, con l’accesso affidato agli intermediari autorizzati.










