Dall’incontro con Adriano Olivetti alle dirigenze internazionali, Nico Osella ripercorre quasi novant’anni di storia aziendale: la crescita commerciale, l’evoluzione di prodotti e design e un’eredità che conserva valore.

Nico Osella entrò in Olivetti nel 1953, a 17 anni, dopo aver frequentato la Scuola Tecnica Commerciale. Cominciò come impiegato amministrativo e, nei decenni successivi, seguì dall’interno i cambiamenti dell’azienda. Dalle prime mansioni agli incarichi negli Stati Uniti, la sua carriera restituisce la storia di un’impresa che costruì la propria presenza internazionale attraverso prodotti riconoscibili, una rete commerciale articolata e persone capaci di lavorare in mercati diversi.

Il 24 ottobre 2026, nella Sala Santa Marta di Ivrea, Osella ha ripercorso quegli anni durante un incontro dedicato al sistema commerciale Olivetti. Vicepresidente delle Spille d’Oro, ha riportato il discorso sul lavoro quotidiano: vendere le macchine, assistere i clienti, portare il marchio oltre i confini italiani. La sua testimonianza affianca alla storia dei progettisti quella di chi contribuì a organizzare l’azienda e a rappresentarla all’estero.

Da Ivrea all’incontro con Adriano

In Olivetti Osella trovò un ambiente che la sua famiglia già conosceva. Suo padre era dipendente dell’azienda e i familiari avevano avuto contatti con le istituzioni sociali legate alla vita della fabbrica. Da ragazzo, Nico aveva frequentato il nuovo asilo aziendale. Anni dopo, da impiegato, si trovò in un luogo di lavoro dove formazione e crescita professionale accompagnavano l’attività quotidiana.

Il suo primo incarico fu amministrativo. Nel frattempo, grazie a una borsa di studio ottenuta con l’aiuto di Paolo Volponi, allora responsabile dei Servizi sociali, completò gli studi da ragioniere. Proseguì poi con economia e amministrazione aziendale. È in questo percorso che si collocano i ricordi degli incontri con Adriano Olivetti e Natale Cappellaro. Adriano vedeva l’impresa come un’organizzazione produttiva e, insieme, come una comunità; Cappellaro portava nel lavoro di progettazione la competenza tecnica e la conoscenza diretta delle macchine.

Adriano era entrato in azienda negli anni Venti e ne aveva assunto la guida, promuovendo una gestione più articolata e l’estensione della rete commerciale. Cappellaro, tecnico e progettista, fu tra i protagonisti della stagione delle macchine da calcolo. Lavorò spesso con il designer Marcello Nizzoli. Per Osella, questi nomi rappresentano il rapporto fra una visione d’impresa, la capacità di realizzarla e il lavoro di chi doveva far conoscere e usare i prodotti.

La crescita commerciale comincia presto

La vocazione internazionale di Olivetti era già evidente prima dell’arrivo di Osella. Camillo Olivetti fondò l’impresa a Ivrea nel 1908; tre anni dopo presentò la M1, prima macchina per scrivere italiana. Tra il 1912 e il 1914 aprirono le prime filiali nel Paese. La crescita coinvolse fin da subito anche l’organizzazione commerciale: servivano strutture capaci di raggiungere i clienti, distribuire le macchine e garantirne l’assistenza.

Adriano Olivetti entrò in azienda tra il 1924 e il 1925. Dopo un viaggio negli Stati Uniti, nel 1925, si dedicò alla modernizzazione della tecnologia e dell’organizzazione. Tra il 1929 e il 1931, mentre la crisi economica metteva sotto pressione le imprese, Olivetti rafforzò la rete commerciale in Italia e all’estero. Nel 1930 nacque a Barcellona la Hispano Olivetti, prima consociata industriale fuori dall’Italia. Tre anni dopo la rete nazionale contava 13 filiali e 79 concessionari, mentre l’azienda era presente in 22 Paesi.

Alla crescita della rete corrispondeva un’offerta più ampia. Nel 1932 fu presentata la MP1, prima macchina per scrivere portatile Olivetti; nel 1935 arrivò la Studio 42, nata dalla collaborazione tra progettisti e architetti. La produzione delle telescriventi prese avvio nel 1937. Le nuove macchine consentirono all’impresa di raggiungere mercati diversi e di consolidare un’identità tecnologica e visiva riconoscibile.

Prodotti, design e servizio al cliente

Nel dopoguerra il successo commerciale passò attraverso il rinnovamento dei prodotti e dei processi. Nel 1948 la Lexikon 80 e la calcolatrice Divisumma 14 segnarono una nuova fase per la scrittura e il calcolo meccanico. Due anni più tardi arrivò la Lettera 22, macchina per scrivere portatile progettata da Giuseppe Beccio e disegnata da Nizzoli. Le dimensioni contenute e il design la resero adatta all’uso quotidiano e offrirono una forte immagine anche alla comunicazione pubblicitaria.

Nel 1954 la Lettera 22 entrò nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York. Nel 1959 l’Illinois Institute of Technology le assegnò un riconoscimento per il design. Anche la Divisumma 24 ebbe un forte impatto: presentata nel 1956, fu progettata da Cappellaro e disegnata da Nizzoli. Il successo di questi modelli rafforzò il marchio, mentre la rete di vendita e assistenza ne curava la presenza nei diversi Paesi.

Il lavoro commerciale comprendeva il rapporto diretto con i clienti e un servizio tecnico interno, preparato a intervenire su macchine sempre più complesse. Nei corsi per gli addetti all’assistenza si insegnavano anche le lingue dei principali mercati. Accanto ai venditori lavoravano tecnici, formatori e personale locale. Era un’organizzazione presente nel tempo, capace di seguire i prodotti dopo la vendita e di operare nei singoli mercati.

Dalle filiali alle dirigenze internazionali

Osella conobbe questo sistema in prima persona. Dopo alcuni incarichi nel controllo di gestione, lavorò nella Olivetti Underwood Corporation e diventò vicepresidente della Olivetti Corporation America, con sede a New York. La sua carriera mostra il passaggio da un impiego a Ivrea a responsabilità manageriali distribuite fra Paesi e società. Per prepararsi a quei ruoli frequentò anche la Harvard Business School.

L’espansione negli Stati Uniti si inseriva in un percorso avviato prima della sua carriera americana. Nel 1951 Olivetti aprì uno stabilimento in Argentina; nel 1954 inaugurò un negozio sulla Quinta Strada a New York. Nel 1958 le esportazioni rappresentavano circa il 60% della produzione. L’anno seguente l’azienda acquisì una partecipazione nella statunitense Underwood: la quota salì al 70% nel 1960 e al 91% nel 1963. A quel punto, la crescita richiedeva direzioni e competenze in grado di lavorare direttamente nei mercati locali.

Negli anni successivi cambiò anche l’assetto dell’azienda. Carlo De Benedetti divenne amministratore delegato nel 1978; nel 1996 Roberto Colaninno gli subentrò alla guida operativa. Durante la gestione Colaninno, Olivetti cedette il settore dei personal computer nel 1997 e quello dei sistemi e servizi informatici nel 1998, spostando il proprio baricentro verso le telecomunicazioni. Nel 1999 l’offerta pubblica di acquisto su Telecom Italia segnò un cambiamento nella strategia del gruppo. La fusione di Olivetti con Telecom Italia, nel 2003, concluse la lunga stagione dell’azienda come impresa industriale autonoma.

Una memoria utile per leggere l’eredità

La testimonianza di Osella restituisce il legame fra innovazione, organizzazione e cultura d’impresa. La Lettera 22 e la Divisumma 24 raccontano il lavoro dei progettisti; le filiali, la formazione tecnica e la gestione locale spiegano come le macchine raggiungessero i clienti. La carriera di un ragazzo entrato in azienda nel 1953 e diventato dirigente negli Stati Uniti mostra, dalla prospettiva personale, come funzionasse quella struttura.

L’eredità Olivetti comprende le invenzioni che hanno segnato la tecnologia italiana e il modo in cui l’impresa seppe far convivere produzione, design, commercio e competenze internazionali. Nei ricordi di Osella compaiono le persone dietro questa storia: chi progettava, chi vendeva, chi formava il personale e chi assumeva responsabilità lontano da Ivrea. Fu attraverso il loro lavoro che le macchine Olivetti entrarono nei mercati di molti Paesi.

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