Il crollo dei titoli tecnologici al Nasdaq cambia il clima per la raccolta di capitali. OpenAI rivede al ribasso obiettivi e valutazione, mentre valuta due possibili percorsi per finanziare la crescita.
Il Nasdaq ha perso il 2,9% il 30 ottobre 2026 e si trovava il 7,8% sotto il massimo storico del 6 ottobre, mentre OpenAI ha ridotto di 10 miliardi di dollari il traguardo del nuovo round privato. La società che sviluppa ChatGPT punta ora a raccogliere circa 20 miliardi di dollari, contro i 30 miliardi previsti inizialmente. Il ridimensionamento arriva mentre gli investitori guardano con maggiore prudenza agli impieghi di capitale nell’intelligenza artificiale.
È scesa anche la valutazione indicativa associata all’operazione: 1.250 miliardi di dollari, rispetto agli 1.400 miliardi del piano precedente. La correzione dei titoli quotati e le condizioni per finanziare le imprese private si muovono così nello stesso clima di mercato. Quando gli investitori riducono l’esposizione al settore, fondi e istituzioni possono essere meno disponibili a sostenere prezzi elevati e a destinare nuovi capitali alle società di IA.
Il ribasso tecnologico cambia il clima
La flessione del Nasdaq è arrivata dopo una settimana di vendite sui titoli tecnologici statunitensi. Il 30 ottobre l’indice ha chiuso in calo del 2,9%; dal record del 6 ottobre aveva perso il 7,8%. Un arretramento netto, che ha segnalato il raffreddamento dell’appetito per il rischio.
A pesare sono stati soprattutto i costi dei data center e delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Gli investitori si interrogano sui tempi necessari perché queste spese si traducano in ricavi e liquidità adeguati. I risultati e le prospettive dei grandi gruppi tecnologici hanno alimentato il dubbio: gli investimenti aumentano, ma in alcune attività ricavi e generazione di cassa non crescono allo stesso ritmo. Il tema del ritorno economico della spesa per l’IA si è quindi riflesso sulle valutazioni dell’intero comparto.
Le conseguenze raggiungono anche le società non quotate. I prezzi dei concorrenti in Borsa sono un riferimento per chi valuta un investimento e, quando i titoli scendono, fondi e investitori istituzionali possono ridurre il capitale destinato al settore o negoziare condizioni più caute. Il mercato privato risente così del clima che si forma sulle piazze azionarie, soprattutto quando le valutazioni richieste sono molto alte.
OpenAI riduce raccolta e valutazione
Il nuovo obiettivo di OpenAI è di circa 20 miliardi di dollari, 10 miliardi in meno rispetto ai 30 miliardi contemplati in precedenza. Anche il valore di riferimento della società è stato rivisto: circa 1.250 miliardi, anziché 1.400 miliardi. OpenAI sta cercando questi fondi presso investitori privati, prima di un’eventuale quotazione.
Per il 30 ottobre 2026 la società aveva fissato la scadenza entro cui gli investitori avrebbero dovuto finalizzare i propri impegni. Il primo round potrebbe raccogliere una cifra inferiore al nuovo obiettivo: alcune istituzioni finanziarie avrebbero infatti ridotto l’entità degli investimenti previsti. La raccolta si inserisce in una fase in cui l’accesso ai capitali e le valutazioni delle imprese di IA sono sottoposti a una verifica più attenta da parte degli investitori.
OpenAI ha accelerato la raccolta anche in vista della possibile IPO di Anthropic, la rivale che sviluppa l’assistente Claude. Anthropic si prepara a una quotazione a novembre 2026. Il suo debutto in Borsa offrirebbe al mercato un nuovo parametro per valutare le imprese di intelligenza artificiale e metterebbe la società in competizione per una parte dello stesso bacino di investitori. Alle indiscrezioni sono state associate una valutazione potenziale fra 1.500 e 2.000 miliardi di dollari e un’offerta fino a 100 miliardi.
Due percorsi di raccolta del capitale
OpenAI cerca finanziamenti sul mercato privato; Anthropic punta invece a vendere azioni al pubblico attraverso una possibile IPO. Nel primo caso, la società raccoglie capitale dagli investitori prima di un’eventuale quotazione. Nel secondo, prezzo e domanda si formano sul mercato pubblico, con l’offerta di azioni agli investitori.
Per gli investitori italiani, gli effetti più immediati riguardano il clima del settore e i titoli quotati legati alla spesa per l’IA. Tra questi figurano i produttori di chip e i fornitori di infrastrutture e servizi cloud. Il calo del Nasdaq può riflettersi sulle valutazioni di queste aziende e sulle attese di crescita dei data center, mentre la revisione di OpenAI segnala una maggiore cautela nel finanziamento delle imprese di intelligenza artificiale.
OpenAI punta dunque a una raccolta privata di dimensioni molto ampie, ma con un obiettivo e una valutazione inferiori a quelli del piano precedente. La revisione accompagna il cambiamento delle condizioni di mercato e la competizione per attrarre capitali, in una fase segnata dal ribasso dei titoli tecnologici e dall’attesa per la possibile IPO di Anthropic.










