A due anni dall’ingresso di Kkr in FiberCop, il rapporto con TIM è segnato da tensioni sul contratto, tariffe e qualità del servizio. Sullo sfondo, le richieste di AGCOM e la pressione sui margini, mentre si profilano possibili ricadute per gli utenti.
FiberCop ha chiesto a TIM tariffe all’ingrosso più alte per l’uso della rete fissa. TIM contesta gli aumenti e segnala ritardi nella manutenzione e nel ripristino delle linee. A due anni dalla cessione della rete a KKR, il confronto riguarda quindi i costi di accesso e la qualità del servizio, regolata dal contratto commerciale tra le due società.
La separazione proprietaria è stata perfezionata il 1° luglio 2024, ma il rapporto operativo tra le aziende è rimasto stretto: TIM è ancora il maggiore cliente di FiberCop. Nel 2025 ha generato circa il 52% dei ricavi della rete. Per gli utenti, il legame è rilevante perché i costi sostenuti dagli operatori e la gestione dei problemi tecnici possono riflettersi sull’offerta retail e sull’esperienza di connessione.
Il contratto tra TIM e FiberCop sotto pressione
Firmato contestualmente alla scissione, il Master Service Agreement (MSA) disciplina per il lungo periodo i servizi che FiberCop fornisce a TIM. I ricorsi presentati da TIM al Tribunale di Milano sono stati respinti. La società valuta ora un possibile arbitrato sulle condizioni contrattuali. In uno scenario estremo, la controversia potrebbe coinvolgere anche l’esclusiva che lega TIM a FiberCop nelle aree in cui è presente Open Fiber.
Le contestazioni riguardano sia i prezzi sia il servizio. TIM sostiene che i nuovi prezzi wholesale, cioè i canoni che gli operatori pagano per accedere alla rete, non siano previsti dagli accordi originari. L’azienda contesta anche i tempi più lunghi per manutenzione e riparazioni, ritenendo che gli standard operativi fissati dall’MSA non vengano rispettati. FiberCop respinge le accuse sulla qualità: secondo la società, gli indicatori di servizio sono nel complesso in linea con quelli precedenti alla separazione e, in alcuni casi, sono migliorati.
Per chi ha un abbonamento TIM, l’assistenza resta in capo a TIM, anche se FiberCop gestisce la rete di accesso. Lo stesso rapporto tecnico riguarda gli abbonati degli altri operatori che acquistano servizi all’ingrosso sulla rete. Un guasto, dunque, può interessare clienti di marchi diversi; i tempi di ripristino e la gestione commerciale dipendono però dal singolo operatore. Le contestazioni sulle prestazioni si innestano su questa divisione di compiti.
Tariffe, AGCOM e pressione sui margini
Sui listini è intervenuta anche l’AGCOM, l’autorità italiana per le comunicazioni. Il 23 ottobre 2026 ha comunicato di non poter approvare la proposta rivista di FiberCop: le modifiche rappresentavano un progresso, ma lasciavano aperte alcune criticità. La società dovrà quindi presentare una nuova versione. L’Autorità controlla che i prezzi siano equi e ragionevoli, senza stabilire direttamente gli importi.
La proposta iniziale prevedeva rincari del 9% nel 2026 e aumenti cumulati fino al 15-20% entro il 2028. Secondo le stime degli analisti di Intermonte, il blocco dell’iter evita a TIM costi aggiuntivi per diverse decine di milioni di euro. FiberCop aveva indicato il 16 settembre 2026 come data di decorrenza dei nuovi listini; l’iter regolatorio per approvarli resta aperto.
Canoni più alti peserebbero sui margini della divisione retail di TIM, che opera in un mercato con forte concorrenza sui prezzi. Per FiberCop, invece, le tariffe all’ingrosso contribuiscono a sostenere l’Ebitda e a coprire il debito legato alla separazione. La società ha annunciato investimenti nella rete per 10 miliardi di euro tra luglio 2024 e il 2027.
Le prossime mosse e gli effetti per gli utenti
Alla disputa contrattuale si aggiunge l’indagine della Commissione europea su KKR. Il 19 ottobre 2026 Bruxelles ha contestato in via preliminare al fondo di aver fornito nel 2024, almeno per negligenza, informazioni inesatte o fuorvianti sugli accordi wholesale e sulla possibilità di modificarne le condizioni. KKR respinge le accuse. La procedura è in corso: il fondo può presentare osservazioni e chiedere un’audizione. Le sanzioni previste possono arrivare all’1% del fatturato mondiale annuo.
Nel breve periodo, per gli abbonati non è stato annunciato un aumento automatico delle bollette né una modifica generalizzata dell’assistenza. I nodi più immediati sono la trattativa sui canoni e il rispetto dei livelli di servizio. Quando si verifica un guasto, il cliente continua a rivolgersi all’operatore con cui ha sottoscritto il contratto, anche se la riparazione dipende dalla rete all’ingrosso.
Restano attesi la nuova proposta tariffaria di FiberCop, l’eventuale arbitrato e le decisioni europee sul caso KKR. L’approvazione o la modifica dei prezzi potrà incidere sui costi degli operatori; sul fronte del servizio, TIM denuncia un peggioramento, mentre FiberCop sostiene che gli indicatori complessivi siano in linea. Il confronto tra il cliente retail e il gestore dell’infrastruttura prosegue su entrambi i fronti.










