L’obbligo di fatturazione elettronica tra privati viene confermato a partire dal primo gennaio, ma non per tutti. Non scatterà per medici e farmacisti, possessori di dati sanitari sensibili e già operativi, almeno per quanto riguarda i titolari delle farmacie, con gli scontrini elettronici. È la soluzione di compromesso individuata da governo e maggioranza dopo i rilievi avanzati dal Garante per la Privacy sulla e-fattura. Eliminarla o rinviarla a data da destinarsi costerebbe troppo per le casse dello Stato, considerando il recupero di gettito stimato, pari a oltre 1,9 miliardi, già a bilancio per il prossimo anno. Allo stesso modo creerebbe un buco miliardario l’estensione delle sanatorie fiscali agli avvisi bonari per omesso versamento.

L’ipotesi, accarezzata per rendere più ampie le maglie della pace fiscale, sembra tramontata, ancora una volta per motivi finanziari. Esattamente come la norma sul saldo e stralcio per i contribuenti in difficoltà economica che potrebbero vedersi annullare anche le cartelle superiori al limite dei 1.000 euro finora previsto nel provvedimento. Nonostante la volontà di alcuni esponenti della Lega di inserirla nel corso parlamentare del decreto, per ora della misura non c’è traccia. Perso il condono e ridimensionati gli annunci, dal decreto sembrano quasi sparire i connotati meramente fiscali.

Il testo dovrebbe imbarcare novità di peso, ma di carattere ben diverso dall’originario: non solo l’emendamento per la separazione della rete Tim, da aggregare a quella di Open Fiber per la creazione di un operatore unico sotto controllo pubblico, ma anche i ritocchi alla riforma delle Bcc, la tassa sui money transfer e, probabilmente, alcune norme a favore dei balneari colpiti dall’ondata di maltempo di inizio novembre. Non è escluso che nel decreto possa migrare anche la proroga del bonus bebè, tradizionalmente inserita in manovra, così come altre norme finora destinate alla legge di bilancio. Tra le correzioni fiscali è però in arrivo un aumento degli sconti per chiudere le liti con l’Agenzia delle Entrate.

Nella nuova versione della sanatoria dovrebbe essere inserito un alleggerimento del 10% in caso di presentazione del solo ricorso, con la possibilità di diluire il versamento in cinque anni. In caso di vittoria, e quindi di soccombenza dell’Agenzia delle entrate, in primo grado, il pagamento per sanare definitivamente la questione aperta con il fisco ammonterebbe al 40% dell’importo dovuto. Lo sconto salirebbe al 60%. In caso di vittoria in secondo grado, la percentuale scenderebbe invece al 15%, con uno sconto dell’85% dall’80% stabilito nel decreto. Nell’eventualità di doppia conforme, sarebbe richiesto il pagamento del 5%, con un maxisconto del 95% sul valore della controversia.

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