Il Bitcoin è l’espressione finora a più alta visibilità della fintech, la nuova disciplina che integra le tecnologie di rete e il mondo finanziario. I numeri parlano chiaro e da quelli non si scappa: se il primo gennaio valeva 960 dollari, in questo ultimo scorcio dell’anno è schizzato a quasi 18.000 dollari. Questi sono stati anche i giorni i primi future sui Bitcoin, anticamera degli Etf legati alla criptomoneta. Significa che fanno il loro ingresso i grandi capitali. E il 2018 sarà l’anno decisivo per capire se fa sul serio: normalizzerà il mercato ispirerà un nuovo rally? E fino a che punto Fed e Bce si fingeranno osservatori poco interessati? Lecito credere che i prossimi 12 mesi possa cambiare l’approccio.

La moneta è generata e distribuita da una rete decentralizzata: non esiste una banca centrale o un’autorità centrale che stampa moneta. Il valore di un Bitcoin dipende solo dalla legge della domanda e dell’offerta con un database traccia le transazioni. Integrare le soluzioni del mix finanza-tecnologia, dalla blockchain all’intelligenza artificiale, nei processi del credito tradizionale, è la sfida del 2018. Persino il parlamento ha chiamato in audizione le startup specializzate per capire come stimolare il settore.

Bitcoin quinta valuta del mondo dopo dollaro, euro, yuan e yen

I segnali di allarme da parte di economisti e autorità non fermano la corsa del bitcoin: la criptovaluta, negli scambi su mercati non ufficiali, avrebbe toccato i 20.000 dollari, a poche ore dal debutto dei future sulla piattaforma Cme di Chicago. La soglia, che rappresenta un rialzo del 37% solo questa settimana- lo scorso primo gennaio Bitcoin era ad appena 997 dollari -, non è visibile sugli schermi Bloomberg, dove le quotazioni sono ferme da venerdì sera sotto quota 18.000. A riportare l’ennesima quotazione record è Coindesk, una piattaforma per clienti statunitensi. Di fatto, alle quotazioni attuali la valuta digitale più famosa del mondo ha già superato, in valore complessivo, quella di diverse divise mondiali.

Con una capitalizzazione di circa 300 miliardi, si ponte come quinta valuta che vale più al mondo, dopo dollaro, euro, yuan e yen. E anche per il 2018 le prospettive di crescita dono incoraggianti Se da una parte in molti parlano ormai di quotazioni da bolla speculativa e avvertono gli investitori del pericolo di un crollo imminente, sui mercati la corsa va avanti trainata anche dalle notizie da Chicago. La scorsa settimana Bitcoin era sbarcata sul Cboe, sempre a Chicago. Stanotte i future iniziano le contrattazioni al Cme, un player sul mercato dei derivati ben più grande. I volumi sono stati 55 volte quelli del Cboe nei primi nove mesi del 2017.

Un altro passo, per la maggiore criptovaluta mondiale, verso il mondo degli strumenti finanziari mainstream. Un riconoscimento e una legittimazione per una valuta interamente digitale e che, a differenza di quelle ufficiali come l’euro, non è emessa da una banca centrale, la cui creazione non passa per il circuito bancario tradizionale – Bitcoin nasce al contrario proprio dalla crisi delle banche nel 2008 – ma in maniera decentrata, se si vuole democratica e senza intermediazione finanziaria, ma anche meno trasparente e controllabile. Il ragionamento di molti investitori è che ora molti investitori istituzionali e banche salteranno sul carro del Bitcoin.

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