Altalena Bitcoin in questi ultimi giorni dell’anno. La criptovaluta prosegue la corsa al ribasso dopo la risalita di due giorni fa arrivando a perdere fino al 9% in Asia a 13.828 dollari. A pesare è la stretta della Corea del Sud, uno dei maggiori mercati del Bitcoin, con le autorità che hanno messo in guardia sulla possibile chiusura di alcuni mercati di scambio. Seul punta a una maggiore trasparenza ed è decisa a chiedere i nomi veri per le transazioni del Bitcoin, imponendo così il divieto di account virtuali. Ma che la diffusione stia travalicando i soliti confini è dimostrato dai fatti, come l’ingresso della criptovaluta nei regali aziendali.

Proprio così: 35 manager del gruppo Consulcesi, società impegnata nei servizi e nell’assistenza legale al mondo medico-sanitario hanno ricevuto come regalo aziendale, al posto di quelli più tradizionali, un device già predisposto per operare sul mercato delle criptovalute, Bitcoin incluso. E insieme 2.000 euro in valuta virtuale. «Siamo stati tra i primi – spiega il presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella – a credere nel web per portare i nostri servizi nei PC e sugli smartphone dei nostri oltre 100.000 clienti medici e questo ci ha permesso di centrare obiettivi sotto gli occhi di tutti. Ora guardiamo con grande interesse e attenzione al mondo delle digital currency, convinti che al pari di Internet possano segnare una nuova era. Mentre stiamo già predisponendo la nostra realtà per essere pienamente operativa nel mondo e-coin, abbiamo coinvolto tutti i nostri manager».

Fintech, arriva il piano europeo

Arriva un piano europeo per regolamentare il fintech. Lo presenterà all’inizio dell’anno prossimo la Commissione europea, con l’obiettivo di definire delle regole certe per un settore in piena espansione. Parliamo di quelle aziende che offrono servizi finanziari online, in buona parte in diretta concorrenza con le banche: prestiti, anticipi fatture, sistemi di pagamento per negozianti, applicazioni per investire. Nel mondo, negli ultimi sei anni il fintech ha rastrellato sul mercato ben 26,5 miliardi di dollari di finanziamenti. «L’Europa ha tutto quello che serve per essere un buon posto nel quale aprire delle aziende fintech», spiega il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis al Financial Times.

Il problema, sottolinea, è che ci sono «troppe barriere» che impediscono a queste imprese di scalare le dimensioni fino a un livello continentale. Di cui l’idea di una licenza europea. Spesso, sottolinea, i Paesi membri impongono requisiti amministrativi ulteriori rispetto a quelli comunitari, col risultato che si crea una geometria di regole complessa da rispettare per le aziende. «Ed è una cosa che vediamo sovente», aggiunge. Ora la Brexit offre una finestra di opportunità. Molte imprese stanno lasciando Londra per stabilirsi nel continente.

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