Numeri da capogiro che mettono in discussione la convenienza delle stessa criptovalute: il sistema dei Bitcoin consuma energia quanto 4,8 milioni di famiglie italiane. Secondo uno studio di Selectra, siamo davanti a una minaccia più per l’ambiente che per i portafogli digitali, dato che per essere prodotta richiede una elevatissima quantità di elettricità. Mentre continuano le discussioni sulla volatilità Bitcoin e sulle sue implicazioni nel commercio di droga o armi, la sua produzione mondiale richiede ogni secondo una potenza elettrica di quasi 1,5 miliardi di watt, e un dispendio annuale di 13 Twh: la metà dell’energia utilizzata dall’Irlanda.

Bitcoin consuma più delle regioni Umbria, Molise, Calabria, Basilicata

Per fare un esempio concreto, i Twh consumati annualmente dalla rete Bitcoin superano quelli di molte regioni italiane, come Calabria (circa 5 Twh), Basilicata (circa 2,5 Twh), Molise (circa 1,5 Twh) e Umbria (circa 5 Twh), valori che si avvicinano alla soglia di energia della criptovaluta solo se cumulati. In termini di costo, per ogni singola transazione di Bitcoin, corrispondente a un consumo energetico di 100 Kwh, si spendono circa 17 euro. Le cifre non hanno ancora una ripercussione marcata sull’economia reale, in parte perché le operazioni in Bitcoin, circa 350 mila al giorno, sono ancora 5.500 volte inferiori rispetto ai 2 miliardi di transazioni effettuate nel sistema bancario tradizionale.

Per poter generare i Bitcoin i computer hanno bisogno di una spropositata capacità di calcolo, che serve per svolgere operazioni matematiche complesse. L’unità di misura della potenza di elaborazione è l’hashrate: più è elevato, maggiore è la capacità di un pc di produrre Bitcoin. Il sistema si fonda su una rete di utenti attivi, i cosiddetti miners, che mettono a disposizione i loro server per permettere le transazioni. Alcune aziende hanno progettato appositi centri di calcolo deputati all’attività di mining, soprattutto nelle zone dove il costo per l’elettricità è inferiore. Si sono create, così, delle enormi server farm, luoghi in cui si riuniscono fisicamente numerosi server interamente dedicati alla produzione e scambio della criptovaluta.

L’analisi di Selectra «si basa su ipotesi piuttosto ottimistiche, in quanto presupponiamo la creazione di criptovalute partendo dalla strumentazione informatica più efficiente disponibili oggi sul mercato», spiega Antoine Arel, co-fondatore di Selectra Italia. La domanda, per Arel, è se «dal punto di vista ambientale ed energetico, il sistema Bitcoin è in grado di sopportare la sua crescita». I Bitcoin viaggiano intanto a una media di 14.085 dollari, sulla piattaforma Bitstamp e di 14.130 su Coinbase.

Come giudichi l'articolo?
[Totale: 1 Media: 5]

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento!
Il tuo nome