Anche questo ultimi giorni dell’anno e in vista del cruciale 2018 il Bitcoin è al centro dell’attenzione. Questa volta torna a correre e guadagna il 16% rivedendo quota 16.00 dollari. La corsa al rialzo segue il brusco stop della settimana scorsa, quando la criptovaluta era scesa sotto gli 11.000 dollari dopo aver sfiorato nei giorni precedenti i 20.000. Nelle tre settimane prima del crollo aveva infatti guadagnato il 13%, il 44% e il 32%. In questa fase le autorità di tutto il mondo hanno iniziato a mostrare segnali di preoccupazione: pur senza lanciare allarmi veri e propri, si sono moltiplicati appelli e messe in guardia sui rischi della criptovaluta.

Il governatore della Banca d’Inghilterra e numero uno del Financial Stability Board, MarkCarney, ha messo in evidenza la necessità per le autorità di regolamentazione di esaminare le criptovalute e rafforzare le regole sulle initial coin offering, la raccolta fondi digitale. La mancanza di controlli è affidata ai singoli mercati, non a caso Coinbase ha avviato una indagine interna per insider trading sul Bitcoin Cash. A preoccupare è anche la cybersicurezza delle criptovalute, soprattutto dopo la bancarotta di Youtib, la piattaforma sudcoreana vittima di un attacco hacker. Il Bitcoin si conferma insomma una valuta molto volatile, soggetta a repentini crolli e a violenti rialzi.

Ma il rimbalzo dimostra che, nonostante gli allarmi lanciarti da alcune autorità di vigilanza, la criptovaluta resta molto ricercata. L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda Israele, dove il 25 dicembre la locale autorità di vigilanza in Borsa ha chiesto di bandire dalla Borsa le aziende che hanno il business principale legato ai Bitcoin o ad altre criptovalute: «Qualunque società il cui business principale riguardi valute digitali non sarà ammessa alla negoziazione di Borsa – ha comunicato l’Autority -. Se è già quotata, le sue azioni saranno sospese». Ci sono almeno due aziende alla Borsa israeliana con queste caratteristiche: Blockchain Mining and Fantasy Network.

Banche centrali, conto alla rovescia per i nuovi vertici delle cinque big

Il 2017 potrebbe essere ricordato come l’ultimo anno di calma per le cinque grandi banche centrali (Fed, Bce, Bank of England, Bank of Japan e People’s Bank of China) che dal 2014 hanno operato con una continuità ai vertici che ha fornito – pur nella diversità delle scelte – un orizzonte sicuro. Per lìanno che verrà sono previsti avvicendamenti e prese di posizione più definite sul Bitcoin. Il passaggio del testimone alla Fed tra Janet Yellen e Jerome Powell è scontato. Alla Bce la scadenza del mandato di Mario Draghi è ancora lontana, ma la partita per la sua successione è già aperta. Per la Bank of England, al successore del canadese MarkCarney – in scadenza a metà 2019 – toccherà gestire la Brexit. Per BoJ c’è il rinnovo del governatore Haruhiko Kuroda, che scade ad aprile. Quanto alla People’s Bank of China, Zhou Xiaochuan ha già annunciato l’abbandono nel 2018.

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