Il progetto Critterz nasce dal cortometraggio omonimo creato con l’ausilio del generatore visivo DALL·E, curato da Chad Nelson in collaborazione con lo studio creativo Native Foreign. L’idea era quella di sperimentare cosa potesse accadere quando la produzione visiva venisse fortemente affidata a modelli generativi, anziché alle pipeline tradizionali dell’animazione. Con questo esperimento di partenza si è gettata la base per un progetto più ambizioso: un lungometraggio in cui l’IA diventa protagonista della catena produttiva.
A questo punto intervengono due partner chiave: lo studio britannico Vertigo Films e Native Foreign, oggi impegnati insieme con OpenAI nella realizzazione del film. La partnership è pensata per offrire sia competenze tradizionali del cinema d’animazione sia l’infrastruttura tecnologica di OpenAI, con l’obiettivo di dimostrare che una produzione animata può essere realizzata in tempi e con costi radicalmente inferiori rispetto agli standard hollywoodiani. Secondo fonti, il film dovrebbe essere completato in circa nove mesi, con un budget inferiore a trenta milioni di dollari.
La storia di Critterz parla di un gruppo di piccole creature di foresta il cui equilibrio viene sconvolto dall’arrivo di uno straniero, tipologia narrativa che richiama l’avventura e la scoperta del diverso. Il tono però non è banale: accanto all’avventura classica si inserisce una componente meta-narrativa, in cui la voce che narra la foresta viene messa in discussione dalle stesse creature. Questo rispecchia l’ossessione del progetto: se l’IA può raccontare il mondo, chi racconta l’IA? Chi detiene la agency narrativa? In questo senso, la struttura del film diventa specchio del tema tecnologico che sottende l’intero progetto.
Metodologia tecnica, come cambia la produzione animata
Il film non è stato scritto solo da algoritmi: la sceneggiatura resta opera di autori umani affiancati da strumenti quali GPT-5 di OpenAI. Gli sceneggiatori hanno beneficiato dell’IA per generare varianti, prompt visivi e trasformazioni creative, ma la responsabilità finale del soggetto, del tono e della struttura narrativa rimane umana. Nel contempo, gli asset visivi – ambientazioni, creature, paesaggi – sono stati generati con modelli di immagine e video, partendo da prompt testuali, concept art e palette visive definiti dal team.
La vera innovazione risiede nella pipeline: un ciclo rapido di prompt → generazione → selezione → rigenerazione. Non più anni di attesa per il rendering di ogni fotogramma, key-frame dopo key-frame, ma iterazioni rapide in cui l’IA suggerisce ambienti, movimenti, texture e l’animatore umano entra in fase di supervisione, rifinitura e montaggio. Questo modello consente una velocità molto superiore a quella dell’animazione tradizionale, riducendo colli di bottiglia e liberando risorse creative su fasi più strategiche. Secondo uno degli articoli, il piano è completare il film in circa nove mesi.
Nonostante l’ampio ricorso all’IA, alcune fasi restano fortemente umane e non potranno essere delegate completamente ai modelli. Il montaggio finale, la colonna sonora, il sound-design, il doppiaggio degli attori: tutti questi elementi sono gestiti da professionisti, poiché implicano scelta, sensibilità, performance e relazione con il pubblico che oggi l’IA non può replicare in toto. In questo senso Critterz rappresenta un esperimento ibrido: l’IA come strumento dominante, ma non – almeno ufficialmente – come sostituto totale della creatività e dell’interpretazione umana.
Conseguenze sul modello industriale
Se Critterz riuscirà negli obiettivi dichiarati, il modello di produzione animata potrebbe cambiare in modo radicale. Con un budget dichiarato inferiore a 30 milioni di dollari, contro i 100-200 milioni tipici dei grandi studi, e un arco temporale di sviluppo drasticamente ridotto, il film punta a dimostrare che l’IA può abbattere costi, accelerare tempi e rendere economicamente sostenibili produzioni precedentemente hermetiche.
L’operazione, però, non è priva di tensioni. Sindacati di animatori, doppiatori e autori osservano con diffidenza questa transizione: se molti passaggi produttivi vengono affidati a modelli generativi, quale sarà il ruolo dell’animatore? Quale quello dello sceneggiatore? In parallelo, il tema del diritto d’autore assume peso crescente: molti modelli IA sono addestrati su grandi dataset contenenti opere protette, e la catena di valore rischia di ridefinirsi in modo non trasparente. Un articolo critica apertamente la narrativa della democratizzazione promossa dal progetto, definendola fuorviante.
Sul piano tecnico-storico va chiarito che Critterz non è in senso assoluto il primo lungometraggio animato con uso di IA: altri progetti indipendenti vi sono preceduti. Ciò che rende il film rilevante è la sua scala, il coinvolgimento di un’azienda come OpenAI, il budget e la distribuzione mirata. Da questo punto di vista, Critterz assume la funzione di precedente per l’industria mainstream, più che di primogenito assoluto. La dicitura interamente creato dall’IA va trattata con cautela: molte fasi restano umane, ma la struttura produttiva viene ridefinita attorno alla generatività delle macchine.










