Non è solo un problema di cifre (anche se una multa di seimila euro rischia di far sballare il budget familiare), ma del rischio che tutti possano incorrere in questo errore. Questa volta è toccato a un pensionato veneto, ma chiunque potrebbe staccare un assegno privo della dicitura non trasferibile e dunque vietato. La questione è molto semplice: stando alle nuove disposizioni sugli assegni elaborate dal Ministero dell’Economia, è obbligatorio indicare espressamente la non trasferibilità dell’assegno per importi superiori a mille euro e indipendentemente dal destinatario. Peccato solo che il pensionato aveva con sé un vecchio libretto ovvero uno di quelli non ancora consumati e la multa è stata inevitabile. Tanto per avere un’idea del rapporto e delle cifre, per avere staccato un assegno di 9.000 euro, la sanzione è stata di 6.000 euro.

Nuove regole e sanzioni più salate

L’uomo si è giustificato con la mancata conoscenza delle nuove regole (in vigore da luglio), ma la legge non ammette ignoranza e non basta giurare di essere in buona fede. Il problema è piuttosto un altro: come fare con tutti i vecchi blocchetti degli assegni non smaltiti prima del cambiamento delle norme? Quant’è grande la platea dei potenziali interessati? In buona sostanza, è adesso obbligatoria la dicitura non trasferibile per importi superiori a mille euro per via del decreto legislativo anti-riciclaggio che recepisce una direttiva europea. La seconda novità introdotta è l’aggravio delle sanzioni: da 3 a 50.000 euro rispetto al peso in percentuale – dall’1 al 40% – previsto fino a prima del mese di luglio.

In sintesi, gli assegni bancari, circolari o postali di importo pari o superiore a mille euro devono sempre riportare – oltre data e luogo di emissione, importo e firma – l’indicazione del beneficiario e la clausola non trasferibile. La dicitura non trasferibile è presente da anni sugli assegni che consegna la banca. Per chi ha necessità di utilizzare assegni in forma libera ovvero senza la dicitura non trasferibile, per importi inferiori a mille euro può farne richiesta alla banca. Per ciascun assegno rilasciato o emesso in forma libera è previsto il pagamento a carico del cliente di un’imposta di bollo di 1,50 euro che la banca versa allo Stato.

Chi possiede ancora un vecchio libretto di assegni, è chiamato a verificare che questi assegni contengano la dicitura non trasferibile e, se non è presente, ricordare di apporla per importi pari o superiori a mille euro. E le multe variano appunto da 3.000 a 50.000 euro per violazioni della soglia di contanti e assegni, come la mancata indicazione della clausola non trasferibile.

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